Novità Cambia la gestione di Pompei, tax credit per cinema e musica, tirocinio per 500 laureati under 35. Il ministro Bray: «È una scelta politica molto chiara» Non è certo un caso. Enrico Letta sapeva che sarebbe stato un Consiglio dei ministri difficile, forse decisivo. Per questo ha insistito affinché sul tavolo della riunione arrivasse un provvedimento concreto. In grado di parlare al Paese e di dimostrare che, mentre tutti sono focalizzati sulle vicende processuali di Silvio Berlusconi, l'esecutivo pensa all'Italia. E lo fa partendo dal nostro «biglietto da visita»: la cultura. Ecco quindi il decreto «Valore Cultura» (che raccoglie il plauso di tutte le forze politiche). Soldi, ma anche interventi in grado di rivitalizzare un settore che crea sviluppo e occupazione. «Erano quasi 30 anni che un governo non dedicava un intero decreto alla cultura - spiega il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray -, è il segno evidente che il governo è convinto che dalla cultura si può ripartire per creare crescita, sviluppo e posti di lavoro, per dare un futuro al nostro Paese e soprattutto per credere nelle nuove generazioni. È una scelta politica molto chiara». Come molto chiara è la decisione di partire da Pompei che, aggiunge il ministro, «rappresenterà il simbolo di quello che siamo capaci di fare, un esempio per lo sviluppo del Paese». Il decreto, infatti, crea un'unità (composta dal ministro e dai rappresentanti degli enti locali e degli enti pubblici) da cui passeranno tutte le decisioni amministrative necessarie alla realizzazioni dei progetti necessari per rilanciare il sito. Non solo, viene creato un direttore generale del «Grande progetto Pompei» che si avvarrà del supporto di tecnici (massimo 20 persone) e di 5 esperti in materia giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale. Saranno loro a definire i tempi di realizzazione degli interventi e potranno ricevere erogazioni liberali. Infine verrà costituita una Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, separata dal polo museale di Napoli e Caserta. Da Pompei a ai giovani. Saranno selezionati 500 laureati under 35 ai quali sarà data la possibilità di accedere a un tirocinio di 12 mesi nelle attività di inventariazione e digitalizzazione presso istituti e luoghi della cultura statale (il progetto pilota, 100 giovani, partirà in Puglia, Campania, Calabria e Sicilia). Novità anche per quanto riguarda il finanziamento dei musei. Il ministero potrà razionalizzare i fondi interni per gestire al meglio le aperture. Gli introiti della vendita dei biglietti e i proventi del merchandising saranno riassegnati interamente al MiBac (attualmente la percentuale è del 10-15). Mentre alcuni spazi statali e demaniali saranno affidati alla gestione di artisti under 35. Saranno garantiti 90 milioni di euro per il tax credit per il cinema. E sarà introdotto un tax credit sulla musica pari a 4,5 milioni di euro. Le Fondazioni lirico sinfoniche in stato di crisi potranno accedere ad un fondo di 75 milioni a patto che: presentino entro 90 giorni un piano di risanamento, riducano al 50 il personale tecnico amministrativo (gli esuberi potranno essere trasferiti nelle sedi territoriali di Ales spa), interrompano i contatti integrativi. Gli enti culturali vigilati dal ministero e i teatri stabili non dovranno più effettuare i tagli orizzontali su spese relative a pubblicità e tournée. E sarà più facile fare donazioni, fino a 5mila euro, in favore della cultura. Infine un «assegno» da 14 milioni di euro: 8 andranno a Firenze per il completamento del progetto Nuovi Uffici, 4 al museo della Shoah di Ferrara, due ad una serie di siti che necessitano di finanziamenti urgenti. In fondo anche Letta lo sa. Quando sul territorio arrivano un po' i soldi gli italiani sono sempre contenti.