Un nuovo credito d'imposta per la musica e la stabilizzazione senza scadenza degli incentivi fiscali per il cinema, ripristinando il tetto annuo dei 90 milioni. Il Governo ha dedicato il titolo II del decreto "Valore cultura" al rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo oltre che per il diritto d'autore. Gli incentivi fiscali al cinema sono resi permanenti, a patto che siano autorizzati dalla Commissione europea. Sarà il ministro per i beni e le attività culturali, Massimo Bray, a richiedere l'ok di Bruxelles. Se questo arriverà, per l'industria nazionale sarà un bel passo avanti: «Adesso si potrà fare una programmazione pluriennale sottolinea Riccardo Tozzi, presidente dell'Anica anche da parte degli investitori esteri che vorranno "girare" in Italia. Secondo noi, il presidente del Consiglio Enrico Letta non ha mai voluto fare un taglio al quale il ministro Bray si è sempre dichiarato contrario». Il tetto annuo era stato recentemente dimezzato a 45 milioni annui e il cinema compatto si era schierato contro tale decisione, che adesso è rientrata. Ora le imprese italiane del settore intendono sfatare vecchie ideologie «come quella del cinema come "panda da proteggere" continua Tozzi. Il cinema è un'industria che si basa sulle proprie forze, come quella della fiction e costituisce, insieme al turismo, un'opportunità per l'economia nazionale, perchè è a bassa intensità di capitale ma sviluppa occupazione qualificata. Il cinema "assistito" non esiste più: è un pezzo qualificato del Pil per l'occupazione che genera». Restano i tagli al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo: «Non ne vogliamo un aumento ma 30 milioni vengono sottratti alle attività industriali per finanziare Venezia, Cinecittà e Scuola di cinema. I soldi pubblici dovrebbero riequilibrare il mercato, permettendo di realizzare quei film che il mercato da solo non finanzierebbe. E vantiamo arretrati per i contributi sugli incassi per 60-70 milioni». Per il sistema musicale italiano la misura è triennale, con un limite di spesa complessivo di 4,5 milioni annui (si poteva forse rischiare qualcosa in più, ndr) per coprire un credito d'imposta pari al 30 delle attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione delle imprese escluse quelle controllate da «un editore di servizi media audiovisivi», con un importo massimo di 200mila euro per ciascun periodo d'imposta. Tale credito d'imposta è concesso solo per realizzare opere prime e seconde e l'80 della spesa dev'essere realizzato sul territorio nazionale. Entro tre mesi dovrà essere emanato un decreto attuativo che dovrà decidere le «tipologie di spesa accessibili». Non vi dovrebbe essere alcuna discriminazione verso un genere musicale o un altro.
Cultura, credito d'imposta da 90 milioni
Il governo ha annunciato un nuovo credito d'imposta per la musica e la stabilizzazione degli incentivi fiscali per il cinema. Il tetto annuo dei 90 milioni di euro è stato ripristinato, e gli incentivi fiscali al cinema sono resi permanenti, a patto che siano autorizzati dalla Commissione europea. Il ministro per i beni e le attività culturali, Massimo Bray, dovrà richiedere l'ok di Bruxelles. Il cinema è considerato un'industria che si basa sulle proprie forze e costituisce un'opportunità per l'economia nazionale. Il governo ha anche annunciato un credito d'imposta per il sistema musicale italiano, con un limite di spesa complessivo di 4,5 milioni annui.
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