TUSCANIA - Le chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore sono di proprietà demaniale. Ergo, non ci sono santi: la Soprintendenza alla diocesi non deve riconsegnare un bel nulla. Parola della dottoressa Rosalba Cantone, funzionario della Soprintendenza responsabile dei beni monumentali. Che conferma cosi quanto aveva dichiarato nei giorni scorsi al Corriere l'architetto Giovannino Fatica, al quale la Cantone è subentrata. La Cantone conferma anche che all'interno della chiesa di San Pietro qualche problemino di sicurezza esiste, eccome. Tanto che la Soprintendenza è dovuta intervenire recentemente, sulla base di una perizia redatta dello stesso architetto Fatica, per consolidare un trave sulla navata sinistra. Per questo può anche succedere, ed è successo, che l'edificio resti chiuso al pubblico. Per Pasqua, comunque, assicura la Cantone, San Pietro, nonostante anche le dimissioni del custode, sarà fruibile. Ciò detto, il funzionario della Soprintendenza trova abbastanza fuori luogo la dura presa di posizione della curia vescovile, che sulla base della condizione giuridica degli edifici scolastici, regolata dall'articolo 5 dell'accordo di revisione del Concordato, chiede, da circa sei anni, la riconsegna delle chiavi, affidate alla Soprintendenza dopo il terremoto del 1971, dei due edifici religiosi di San Pietro e Santa Maria Maggiore. In base alle disposizioni giuridiche, sostiene la curia "la dedicazione al culto di una chiesa è un fatto permanente non passibile di frazionamento, nel senso che le chiese non possono essere sottratte alla loro naturale destinazione nemmeno temporaneamente o parzialmente. Per cui un edificio di culto, come la chiesa di San Pietro, non può essere considerato come oggetto destinato ad altre attività che limitino la naturale destinazione religiosa". Di tutt'altro avviso la Cantone, secondo cui meglio avrebbe fatto, la curia, a rivolgersi direttamente alla Soprintendenza piuttosto che ai giornali. Il che cozza con quanto affermato dalla diocesi, secondo cui, "la Soprintendenza non ha mai dato cenno alcuno di risposta, disponendo delle chiese, sottratte alla giurisdizione della diocesi, a suo completo piacimento". Quanto alla polemica sul caro-matrimoni, la Cantone non entra nel merito della somma richiesta dalla società che gestisce l'edificio, ma fa sapere soltanto che il ministero dei Beni culturali incamera il 20 per cento degli introiti annuali per la manutenzione ordinaria e straordinaria.
Chiese, la curia si scordi le chiavi
La Soprintendenza alla diocesi di Tuscania afferma che le chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore sono di proprietà demaniale e quindi non ci sono santi. La dottoressa Rosalba Cantone, funzionario della Soprintendenza, conferma che all'interno della chiesa di San Pietro esistono problemi di sicurezza e che la Soprintendenza ha dovuto intervenire per consolidare un trave sulla navata sinistra. La Cantone trova fuori luogo la presa di posizione della curia vescovile, che chiede la riconsegna delle chiavi delle chiese dopo il terremoto del 1971.
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