Roma. Carlo Ludovico Ragghianti storico dell'arte, partigiano e primo sottosegretario ai Beni culturali quando questi dipendevano dalla Pubblica Istruzione racconta che nella prima assemblea legislativa creata dopo la liberazione, e cioè la Consulta Nazionale, si discusse animatamente su"Cristo si è fermato a Eboli"(1945). E poco dopo lo ha sottolineato Salvatore Settis l'Assemblea Costituente fu un luogo di studio e di ricerca, circondato da un dibattito culturale di altissimo livello. Insomma, non si aveva paura di studiare: prima di agire bisognava sapere bene cosa si stesse facendo. Oggi studiare sembra una perdita di tempo, e ciò che conta è l'effetto annuncio. Se ciò è vero al vertice della Repubblica (dove una specie di club di sedicenti 'saggi' si appresta a sabotare la Costituzione: a porte, e a scatola, chiuse), figuriamoci nell'amministrazione delle città. Ed è proprio questa l'impressione che suscita il trionfale annuncio di Ignazio Marino sulla'pedonalizzazione' dei Fori. Nessuno sa bene cosa si stia annunciando, ma lo si annuncia: manca ancora il progetto, ma si taglia già il nastro. Restituire alla Città e al mondo quella straordinaria porzione di ambiente, paesaggio, patrimonio storico e artistico è un desiderio antico: nutrito di idee, confronti, scontri, libri, vite intere (come quella di Antonio Cederna). E proprio chi ha coltivato nel proprio cuore questo sogno oggi teme che la fretta e l'improvvisazione possano comprometterlo per sempre. Cosa saranno i Fori: un parco gratuito per tutti, o un sito archeologico da visitare a pagamento? Il traffico sarà chiuso, o solo limitato? La Metro C deve passare proprio lì, o no? Il traffico romano supererà lo choc, o l'operazione sarà un gigantesco boomerang? Non sarebbe stato meglio darsi qualche mese per studiare, prima di annunciare? E quando si legge che la neo-assessora alla Cultura Flavia Barca dichiara che al grande parco archeologico serve "un manager", appare chiaro che lo studio e la competenza rischiano di essere l'ultima delle preoccupazioni di questa giunta. E, d'altra parte, se Giovanna Melandri guida il Maxxi, perché non mettere un Flavio Briatore a dirigere il Colosseo?