Il tema trattato alla tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Whitaker a Mozia «Il grano è la storia della Sicilia. Delle sue tradizioni sacre, delle sue feste popolari. Il grano racchiude la storia della trasformazione del paesaggio siciliano, basti pensare alle lotte servili, ai latifondi. A Demetra, dea del grano, appunto, e dell'agricoltura. Attorno al grano ruota la storia dell'economia e del commercio di Sicilia, ed è per questo che è importante accogliere un progetto di recupero delle rotte del grano, e farne un grande attrattore culturale per questa nostra terra». Ha esordito così l'Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Mariarita Sgarlata, alla tavola rotonda, organizzata dalla Fondazione Whitaker a Mozia, dal titolo "La Rotta dei grani", alla quale sono intervenuti anche Sergio Gelardi, dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare, Francesco Vescera, responsabile del progetto "La Rotta dei grani" e Valeria Li Vigni, direttore del Museo Interdisciplinare regionale "Agostino Pepoli" di Trapani. «Questo convegno sul grano - ha detto proprio Tusa - è inteso come momento utile a riappropriarci delle nostre origini, della consapevolezza dell'importanza di questo elemento fondamentale per la nostra dieta. Parliamo anche dei grani antichi, che fanno bene alla nostra salute, e in assoluto di questa materia prima di cui va recuperata la storia, creando un vero e proprio archivio, così come la sezione dell'agricoltura di Caltagirone». Il partecipato incontro di Mozia, inserito nel ciclo di iniziative denominato "I giovedì dei Whitaker", è stato voluto per riprendere una serie di incontri con la cittadinanza recuperando tematiche care a Giuseppe Whitaker, per approfondire argomenti strettamente legati alle nostre origini e di rilancio dell'identità siciliana e della nostra cultura. A specificarlo è stata Valeria Li Vigni, preceduta dall'avvocato Diego Maggio, presidente del Club dei Paladini dei Vini di Sicilia, che ha colto l'occasione per intervenire rilanciando l'antico e mai perduto desiderio che Mozia diventi patrimonio dell'Unesco. «Mozia è la perla dell'archeologia di tutto il Mediterraneo e non solo della provincia di Trapani - ha evidenziato l'archeologa della Soprintendenza di Trapani Rossella Giglio, e valorizzarla equivale a dare una possibilità in più al turismo culturale, ed è obiettivo degli enti preposti proprio a promuovere le nostre ricchezze nel mondo». Tra le novità emerse durante l'iniziativa c'è quella del ritorno, tanto atteso, sull'isola dell'Efebo di Mozia, assente, perché in giro per il mondo, dal 5 maggio del 2012. «Il rientro è previsto dal "Getty Museum" di Malibù il 19 agosto - ha detto l'Assessore Sgarlata - e potrebbe fermarsi qui o andare a Cleveland». 02082013