TRE milioni di euro di fondi Cipe per uno scavo-evento destinato a riportare alla luce l'Anfiteatro romano di Paestum, tagliato a metà dalla strada borbonica che divide in due l'area archeologica. Una svolta inseguita da generazioni di archeologi. «È la volta buona - spiega il sindaco di Capaccio, Italo Voza - dovrebbero arrivare i soldi che consentiranno di scavare completamente l'anfiteatro, eliminare la strada, deviare il percorso e ricongiungere finalmente le due aree della città antica». Perché Paestum, patrimonio Unesco dal 1998, è il luogo delle contraddizioni italiane. Tre templi greci tra i meglio conservati, spiagge e pinete a pochi metri dagli scavi, e un sistema di accoglienza insufficiente, che in qualche modo respinge i turisti più che accoglierli. Un sito dove si misura con mano la lotta che l'amministrazione dei beni culturali conduce tra tagli alla spesa e riduzione del personale. Metafora di un'Italia che vorrebbe, ma non può.A meno di non provare a mettere insieme le forze. Qui, come altrove, i Comuni riscoprono i propri beni culturali, mentre associazioni generose si rimboccano le maniche e passano dalla protesta all'azione concreta. Da pochi giorni studenti e ricercatori del dipartimento di studi umanistici dell'Università Federico II, sono sbarcati alla foce del Sele: per tre anni esploreranno e studieranno i resti del santuario dedicato alla dea Hera di Argo scoperto negli anni Trenta da Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani Montuoro. A pochi metri sorge il Museo narrante dell'Heraion, danneggiato dall'esondazione del Sele nel 2010: riaprirà a settembre. Il punto di svolta per la nuova Paestum potrebbe essere in un protocollo d'intesa appena approvato dal consiglio comunale di Capaccio e che sarà siglato a giorni con la Direzione regionale del ministero dei beni culturali e la soprintendente Adele Campanelli. «I templi di Paestum non possono essere fotografati come giraffe allo zoo - puntualizza la soprintendente - dobbiamo far scomparire le recinzioni, riorganizzare gli accessi, creare servizi al pubblico e ripulire l'area dagli ambulanti». Perché quando arrivi a Paestumè davvero difficile capire dove si entra agli scavi, tra ristoranti e parcheggi privati dentro il circuito murario, mentre le due aree di sosta comunali (costo di 3,5 milioni di euro) della stazione ferroviaria di Paestume dell'ex Cirio restano desolatamente vuote. L'intesa Soprintendenza-Comune prevede di fare dello stabilimento ex Cirio (acquistato dallo Stato per 3 milioni) la nuova porta d'accesso al parco archeologico e di ampliare gli spazi espositivi del Museo archeologico nazionale, troppo angusto per esporre gli immensi tesori di Paestum. Con 4,5 milioni di fondi comunali il Comune vuole realizzare un sottopasso ferroviario per collegare parcheggioe città antica, una scelta che non piace affatto a Legambiente. «Non serve, non aiuta la lettura del contesto antico - spiega Pasquale Longo - noi pensiamo che i 95 ettari privati che costituiscono ancora oggi la gran parte del territorio della città antica, a fronte di 25 ettari di proprietà pubblica, vadano comprati. È questa l'unica battaglia seria per salvare Paestum». È nata così Paestumanità, la campagna di azionariato popolare per comprare metro dopo metro i terreni sotto i quali giace l'antica colonia magnogreca e donarli allo Stato. Servono 5 milioni di euro, per ora sono stati raccolti 25 mila euro e le adesioni di Andrea Camilleri e Gillo Dorfles. «Bisogna fermare la coltivazione intensiva dei terreni, si danneggiano le strutture antiche» ricorda Valentina Del Prete di Legambiente. La soprintendente Campanelli e il sindaco Voza si dicono contenti della campagna degli ambientalisti, ma mettono in guardia sui costi di gestione: chi manterrà i terreni espropriati? «Nel frattempo, dopo anni - ricorda il sindaco - insieme a Banca di credito cooperativo, Fare Ambiente, Consorzio di Bonifica, Mercato e soprintendenza siamo riusciti a liberare dalla vegetazione l'intro circuito murario». E promette: un referendum sancirà l'aggiunta del nome Paestum alla denominazione comunale, per dare vita al Comune di Capaccio Paestum. «Per noi - confida Voza - l'archeologia è una priorità».