Palleggiato da una parte e dall'altra come una pallina della roulette, finalmente Palazzo Grassi è sulla via per ritrovare una sua collocazione stabile:nelle robuste e raffinate mani di François Pinault, il magnate francese del lusso, alla guida del colosso Ppr, che ha messo sul tavolo 30 milioni di euro per rilevare la proprietà dal Casinò di Venezia il quale a sua volta a fine gennaio l'aveva comprata dalla Fiat con il dichiarato intento dì rigirarla quanto prima a un soggetto privato. Ma il colpo di scena è stato assoluto, a Venezia: perché soltanto il 19 febbraio era stato annunciato il trasferimento del celebre edificio ad Angelo Guido Terrazzi, industriale ligure, re del nichel, che aveva detto di volervi trasferire la propria importante collezione di arte del Settecento, lasciando la gestione della struttura al Comune. Il preliminare d'intesa non sì e mai evoluto in compravendita vera e propria e il presidente del Casi no, Giorgio Piantini, ha ricevuto un'inattesa telefonata da Parigi. Ma perché Pinault vuole comprare Palazzo Grassi? Ci stava dietro da due anni, senza aver mai digerito il principio di doverne lasciare la gestione agli enti locali. Ora si è rassegnato e non si può certo dire che abbia intenzione di comprare per trasformare il palazzo in hotel di lusso. Tutte le attività istituzionali rimangono indiscusse: un contratto di 60 anni dà la gestione al Comune in coppia con il Casinò attraverso una fondazione ad hoc. La finalità di Pinault - spiega chi ha seguito più da vicino la trattativa è disporre del Palazzo come vetrina esclusiva per le sue griffe dell'alta moda e del lusso e anche per esporvi la sua collezione di arte moderna, di valore e varietà non eguagliati a Venezia. Pinault, che si è servito in Italia della consulenza dell'avvocato Carlo Pedersoli (figlio di Alessandro), vorrebbe cioè fare un investimento a metà tra mecenatismo e business senza neanche trattare più di tanto) sul prezzo, e tre giorni sono bastati a prefigurare un'intesa.