L'autore del ritrovamento, l'insegnante di immersione Maurizio Buggea, si chiede: «In zona pescavano tonni?» Santa Croce. Quando Nettuno è generoso, il suo regno si schiude. E lascia riaffiorare dagli abissi tutto ciò che secoli di silenzio hanno custodito con gelosia. Merito, anche, dell'attenzione e della passione di chi, tra i fondali, cerca di allungare una mano, nella speranza che tenderla possa aiutare il dio del mare ad essere più magnanimo. Così, durante una esercitazione organizzata dal centro subacqueo Ibleo Blu Diving di Ragusa, il mare di Punta Secca ha consegnato elementi che aprono prospettive nuove sulla frazione marinara: un'ancora ammiraglia con due marre. Ma, soprattutto, un'ancora con quattro marre della tipologia da tonnara. Tanti quesiti, un solo indizio. «Questa ancora, che sembra essere la tipica ancora da tonnara, la più interessante, fa sorgere la domanda: ma in antico c'era un impianto di tonnara a Punta Secca? ». Se lo chiede l'insegnante delle tecniche di immersione Maurizio Buggea, che ha individuato i due reperti alla profondità di 7 metri. Buggea fa catalogare agli allievi dei corsi di formazione dell'ente Enfaga ed Enapra di Ragusa, corsisti che stanno studiando per conseguire l'attestato di lavoro in esperto nella tutela, valorizzazione fruizione dei beni archeologicI e naturalistici subacquei. Il fieldwork del gruppo che, ha seguito lezioni teoriche per un corretto approccio all'immersione, proprio per scandagliare questo e altri fondali fecondi dal punto di vista storico, proseguirà nella ricerca, allo scopo di individuare altri reperti di questo genere. «Si tratta di un ritrovamento che, nella sua peculiarità, potrebbe essere di grande interesse - ha commentato Buggea - ma è chiaro che solo ulteriori verifiche potranno essere utili. A tal proposito, verranno effettuate altre immersioni per vedere se esistono altre ancore di questa tipologia. Un appello è da rivolgere, comunque, alle forze dell'ordine per un controllo più meticoloso delle aree marine già soggette ad ordinanze della Capitaneria di Porto, ed è il caso delle aree di Camarina, Cammarana, nonché della stessa Punta Secca, con particolare attenzione alla zona del Palmento che, già in passato, ha riservato parecchie sorprese. Ma mi riferisco anche a zone segnalate lungo la costa iblea, ed è il caso di Spinasanta e Cirica. Come è nostro uso fare, ci siamo attenuti alla prassi da seguire in casi del genere. Per questa ragione il rinvenimento, proprio secondo quando previsto dalla attuale legislazione, è stato segnalato alla Soprintendenza del Mare». 25072013