Alle 15,30 inaugurazione col ministro Bray NEL suo testamento del 1913 Léontine Gruvelle De Nittis, consorte del celebre pittore barlettano a Parigi, dispose che fossero donati "al Municipio di Barletta, Italia, tutti i libri aventi una dedica al nome di mio marito, mio figlio o mio e tutti i quadri, studi, incisioni, pregandoli di distribuirne nei musei d'Italia, e anche all'estero, per la migliore gloria del loro compatriota, eccettuata la Francia, conservando ciò che il Consiglio Municipale giudicherà conveniente". Va considerato questo antefatto per afferrare la portata di La collezione De Nittis. Un dono alla città, la mostra curata da Christine Farese Sperken, docente di storia dell'arte contemporanea all'Università di Bari e studiosa attenta dell'arte italiana del XIX secolo, che sarà inaugurata alle 15,30 nel Palazzo Della Marra di Barletta, alla presenza del Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Massimo Bray. La mostra allestita nelle sale generalmente dedicate ai percorsi temporanei, e in quelle del secondo piano, in cui dal 2006 è ospitata la collezione permapellegrinare nente è al contempo un omaggio al maestro e il risultato delle indagini sul ricco patrimonio di opere donate alla città nel 1913 e in parte conservate solitamente nei depositi, come il prezioso ritratto del figlio del-l'artista, mascherato da Pierrot. Nato nel 1846, dopo un lungo nel 1867 si trasferisce a Parigi, dove sette anni dopo partecipa alla prima mostra degli Impressionisti. Sono anni in cui ha manifestato con i suoi pastelli il fascino intenso della vita moderna: le vedute di Londra e Parigi, le corse dei cavalli, la calma e il lusso dei salotti francesi. D'altronde, come suggerisce Farese Sperken: «De Nittis è stato un precursore, forse inconsapevole, delle nuove correnti dell'arte alle quali un crudele destino non gli consentì di partecipare». «Conto sul loro onore e il loro patriottismo per curare la fama del loro compatriota mettendo la espressa condizione che niente sarà giammai venduto, né con vendita all'asta, né altrimenti »: è un altro desiderio espresso dalla vedova Léontine nel testamento del 1913, e in linea con l'intensa attività promossa negli ultimi anni, anche a Parigi e Padova, da Emanuela Angiuli, ex responsabile del museo il progetto espositivo che oggi sarà aperto al pubblico ribadisce la volontà del Comune di Barletta di valorizzare il ricco patrimonio di opere, tra cui alcuni capolavori come La colazione in giardino, Autoritratto e i dinamici paesaggi urbani. Giusy Caroppo, curatrice d'arte contemporanea e neo assessore alle politiche dell'identità culturale del Comune barlettano, sostiene: «Con il sindaco Pasquale Cascella abbiamo stabilito che in tempi di crisi come questi bisogna far vivere il museo con le risorse che ha a disposizione, attingendo pertanto dai depositi. La mostra continua Caroppo rispetta una divisione essenzialmente tematica, proponendo spesso anche opere poco conosciute, dipinti intimi, ritratti di famiglia, lavori dell'ultimo periodo e il prezioso taccuino scritto da Léontine per custodire i ricordi di una vita accanto al grande maestro, come emerge anche dagli apparati didattici proposti in italiano e inglese». Dopo la sua prematura morte avvenuta nel 1884 , l'artista Edgar Degas scrisse sull'amico Peppino: «È stato felice e capito dal mondo. Ma non per tanto tempo». Questa nuova mostra vuole essere appunto un ulteriore risarcimento della sua città natale a una figura fondamentale dell'arte europea dell'Ottocento.