Siani racconta perché ha fermato tutto: "Ho fatto qualche battuta per allentare la tensione" «QUANDO gli organizzatori hanno preso una sedia dal mio camerino per il pubblico, ho cominciato a preoccuparmi. Pompei registra 2 milioni e 300 mila turisti l'anno: erano tutti al mio spettacolo l'altra sera... E' inaccettabile lavorare in condizioni del genere: un rischio per il pubblico e per il sito archeologico». Alessandro Siani commenta il caso "portoghesi" che ha investito Pompei. E non nasconde l'amarezza per l'annullamento «di una serata volta al rilancio di un posto meraviglioso». Siani, overbooking o troppi imbucati? «Niente overbooking. Sono stati venduti 1600 biglietti come prescritto dalla sovrintendenza. Non so come siano riuscite ad entrare tante persone senza biglietto, forse troppi inviti. E' un problema che riguarda l'organizzazione. Sta di fatto che alcuni hanno occupato il posto dei paganti. Si è creata una situazione pericolosa per la presenza di anziani, bambini e disabili. Mi è sembrato giusto interrompere tutto e assicurarmi che il pubblico pagante fosse rimborsato». E' un luogo comune o cose del genere accadono con più frequenza a Napoli? «(Ride) Capita anche altrove... Ma gli scavi vanno protetti: non si possono aggiungere sedie ovunque. Poi c'erano davvero troppe persone». Amarezza per un'opportunità sprecata? «Ho scambiato qualche risata amara con il pubblico per allentare la tensione. Con lo spettacolo volevo dare un sostegno alla sovrintendenza, lo farò comunque: Pompei è una risorsa, dobbiamo valorizzarla. Non sempre si riesce a far splendere la luce di notte, ma non bisogna dimenticare che 1600 persone hanno comprato un biglietto per valorizzare il sito». Ha chiuso con Pompei? «No, anche se non sarà possibile tornare nell'immediato per ragioni organizzative. Ho ricevuto un invito dal sindaco della città e lo spettacolo è stato molto richiesto. La location resta eccezionale, spero di tornarci presto». (a.d.l.r.)