Queste strutture, "avamposti contro la mafia", cambiano veste e diventano piazze di cultura, incontro e integrazione La Sicilia è l'unica regione italiana, insieme con la Campania, a non avere una legge regionale sulle biblioteche: eppure la cultura - solitamente relegata al ruolo di cenerentola, soprattutto in periodi di crisi come quello attuale - ha una forte valenza nell'educazione alla legalità, tanto che Gesualdo Bufalino definiva ogni singola biblioteca «un avamposto contro la mafia». Non sarà quindi forse un caso che il numero di biblioteche in Sicilia sia nettamente inferiore a quello di altre regioni italiane dalla estensione geografica simile: secondo gli ultimi dati (peraltro non aggiornati) dell'Anagrafe delle biblioteche italiane, in Sicilia (la regione d'Italia territorialmente più vasta) ci sono 1.137 biblioteche, a fronte delle 1.410 del Piemonte e delle ben 2.692 della Lombardia. «Senza una legge regionale - sottolinea Provvidenza Maria Mogavero, presidente regionale dell'Aib (Associazione italiana biblioteche) - le biblioteche sono abbandonate a loro stesse. Nessun Ente o Comune, ad esempio, si sente in obbligo di avere la biblioteca. E laddove le strutture esistono, non c'è alcuna normativa che imponga la destinazione di somme precise a loro favore in bilancio». E, in periodi di casse vuote come quello attuale, il settore della cultura è quello dal quale si taglia più facilmente: «In realtà - sottolinea però Mogavero - gli spettacoli magari si fanno lo stesso, mentre alle biblioteche si tagliano i fondi». Ma la mancanza della legge regionale ha delle conseguenze anche sulle professionalità che operano nelle biblioteche: «I veri bibliotecari - rileva la presidente dell'Aib - in realtà sono pochissimi, perché spesso viene inviato in biblioteca personale generico - come assistenti amministrativi, dattilografi - senza i titoli di studio specifici o una preparazione adeguata». E, come se non bastasse, a proposito dei profili professionali, un recente accordo per i dipendenti del dipartimento dei beni culturali in Sicilia prevede un "accorpamento" sotto l'unica figura di "esperto nelle discipline documentario-archivistiche" di bibliotecari e archivisti, in realtà due figure distinte sia come professionalità sia come percorso formativo. Un accordo, come si legge in una petizione proposta su internet, tra gli altri, dallo storico e accademico dei Lincei, Giuseppe Giarrizzo (e che fino a ieri aveva raccolto 670 firme), «in contraddizione con l'ordinamento italiano e comunitario» e contestato anche dall'Aib e dall'Anai (Associazione nazionale archivisti italiani), che in proposito hanno inviato una lettera all'assessorato e ai sindacati firmatari. Per cercare di mettere ordine in questa situazione, l'Aib ha recentemente messo a punto un disegno di legge per il quale le due deputate regionali del Pd, Maria Cirone e Maria Leonarda Maggio, stanno attualmente raccogliendo le firme con l'obiettivo di presentarlo, discuterlo e farlo approvare dall'Ars. «Speriamo che sia la volta buona - sottolinea Mogavero -: già 20 anni fa erano state raccolte dall'Aib Sicilia 50mila firme (primo firmatario Gesualdo Bufalino) per presentare un disegno di legge che poi si arenò. Anche qualche anno fa un'altra proposta di legge ha fatto la stessa fine per la caduta del governo». Sostanzialmente, l'Aib chiede certezze: nei profili professionali (con assunzioni da effettuarsi tramite concorsi - quando non ci sarà più il relativo blocco - e sulla base di criteri precisi) e nei fondi, così come avviene nelle altre regioni italiane. Salvaguardando comunque coloro che nelle biblioteche lavorano già, attraverso corsi di qualificazione che, accanto all'esperienza già fatta sul campo, facciano acquisire loro la professionalità necessaria. Perché oggi la biblioteca è cambiata e deve cambiare ancora di più: non è più solo un luogo dove studiare, leggere, prendere in prestito libri, ma deve diventare sempre più "piazza" di cultura e di integrazione. «L'anno scorso - racconta la presidente Aib - abbiamo fatto un tour in Sicilia con Antonella Agnoli, bibliotecaria che si occupa di progettazione delle biblioteche dal punto di vista dei servizi, e che propone un'idea nuova di biblioteca aperta e con risvolti sociali: quindi un luogo di incontro, piazza aperta alla collettività, luogo di socializzazione, di integrazione, di aggregazione (magari proponendo anche servizi ai migranti) e, in definitiva, produttrice di economia». Come dire, la figura del bibliotecario cambia e ormai deve diventare quella di un professionista a 360 gradi: «E' una figura più ampia rispetto al passato - spiega Mogavero -, non è più il semplice catalogatore. La catalogazione, infatti, considerati i supporti informatici, si potrebbe ridurre moltissimo, anzi la potrebbe persino fare la casa editrice facendo uscire il libro già con la catalogazione pronta. Bisogna invece dedicare più tempo alla promozione del libro e al servizio al pubblico. E' questo che importa». Servizio al pubblico, anche questo, da espletare ormai a 360 gradi: «Io lavoro - sottolinea Mogavero - nella biblioteca di Palma di Montechiaro. Ebbene, la biblioteca ha aperto nel 1987 e sono convinta che, da quando c'è questo servizio, qualcosa è cambiato. Noi prestiamo tantissimi libri e per anni siamo stati nel nostro paese l'unica opportunità - per grandi e piccoli - di leggere. Se la gente ha la biblioteca, trova i libri, le novità, allora legge e, leggendo, apre gli occhi e la mente su tutto, sulla realtà che ha attorno. E questo a Palma è successo. Da un anno, inoltre, è stata aperta finalmente anche una libreria: e sono convinta che anche in questo abbiamo influito parecchio. L'importanza delle biblioteche sul territorio è quindi enorme». Ma la biblioteca non è neanche più soltanto libri: «Entriamo nel campo del marketing, dobbiamo essere propositivi - sottolinea Mogavero -. Quindi, oltre che promuovere la lettura sin da piccolissimi - aderiamo, a tal proposito, ad esempio, al progetto "Nati per leggere" per il quale siamo stati anche premiati - siamo un punto di riferimento per i cittadini in senso lato. Nel nostro paese, ad esempio, non c'è ancora un cinema: e noi facciamo rassegne di film. Abbiamo poi una scacchiera di un metro quadrato in cui tanti vengono a giocare. Proponiamo, insomma, tanti servizi, per cui la biblioteca diventa un punto di riferimento, una piazza dove venire a passare il tempo». Con la consapevolezza che con le biblioteche il circolo vizioso dell'ignoranza, sulla quale basano il loro potere la mafia e il malaffare, si trasforma nel circolo virtuoso della consapevolezza, che permette di dire no a certi comportamenti e condizionamenti in nome della legalità. 22072013