Sanare il gap con le altre regioni, valorizzando ogni specifica professionalità e promuovendo la lettura Assessore ai beni culturali, Mariarita Sgarlata, la Regione Sicilia è l'unica, insieme con la Campania, a non avere una legge regionale sulle biblioteche: come vi state muovendo per eliminare questo gap? «La competenza esclusiva assegnata all'assessorato regionale dei beni culturali con il decreto del presidente della Repubblica n. 635 del 1975 ha "replicato" in Sicilia l'articolazione statale anche in materia di accademie e biblioteche. Ma il vuoto legislativo si avverte ed è stato segnalato sin dai primi anni dell'autonomia regionale: oggi la difficoltà principale è la comparazione delle nuovissime esigenze, in continua trasformazione, delle biblioteche, non più luogo di conservazione ma veri e propri centri della conoscenza e dell'aggregazione, con l'articolazione strutturale e amministrativa degli enti locali. E' evidente che le crescenti difficoltà rendono ardua la determinazione di norme la cui applicazione rischia di scontrarsi con i problemi e i deficit accumulati nel tempo. Per questo ritengo necessario stimolare il tema della cooperazione, su scala comprensoriale, per affrontare (come accade in tante regioni) i costi di gestione dei sistemi bibliotecari non per singolo Comune ma per forme associative». C'è in itinere un ddl presentato dall'Aib: a che punto è? Quali tempi si possono prevedere? «Abbiamo ricevuto la proposta dell'Aib e se ne sta valutando l'applicabilità nel senso sopra esposto. L'iter parlamentare è agli inizi e non si possono ancora prevedere i tempi. Ma credo sia di tutti la volontà di sanare la distanza rispetto alle altre regioni». Cosa succederà a chi già lavora nelle biblioteche, visto che le nuove assunzioni dovrebbero avvenire per concorso (quando saranno sbloccati)? «Mai come col governo Crocetta si avverte l'esigenza di un cambiamento, la speranza che le assunzioni nella pubblica amministrazione tornino ad avvalersi del sistema dei concorsi pubblici, con la valutazione delle migliori professionalità in un settore che richiede sempre maggiore specializzazione e conoscenze. Questo ovviamente non esclude che, in una fase di transizione, sia necessario salvaguardare il personale che da anni, con forme diverse di "volontariato" o precariato, garantisce tra mille difficoltà il funzionamento delle biblioteche». Senza una legge regionale, le biblioteche sono lasciate alla buona volontà dei singoli: eppure le biblioteche sono fondamentali per una cultura antimafia. Quale è il livello di sensibilità della Regione su questo tema, fermo restando tutte le difficoltà di reperire fondi a causa della crisi economica? «Pur nella consapevolezza della ristrettezza dei fondi, che ereditiamo da stagioni difficili e di cattiva amministrazione, il governo regionale crede fortemente che la crescita sociale prima e culturale passi obbligatoriamente attraverso la disponibilità, per tutte le classi sociali e per tutte le aree, degli strumenti della conoscenza. E' il tema della legalità che ritorna se solo rinnoviamo nel pensiero le parole di Gesualdo Bufalino, pronunciate circa vent'anni fa alla riapertura della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento: "Ogni biblioteca è un avamposto contro la mafia"». Esiste poi un problema dei profili professionali, visto che quelli di archivista e bibliotecario, in seguito a un accordo con i sindacati, sono stati unificati: come pensate di muovervi in tal senso? «Ogni scelta lascia scontento qualcuno. Dato che il discorso è ancora aperto, la mia idea è che ogni specifica professionalità debba essere valorizzata e che le competenze e il percorso formativo di un bibliotecario non possano essere assimilati a quelli dell'archivista e del paleografo». La Regione ha già attuato o ha in programma attività per incrementare la lettura? «Se oggi assumono sempre maggiore valore l'informazione, la conoscenza e la creatività, di contro si modificano in direzione inversa i luoghi dell'aggregazione sociale, sostituiti dai centri commerciali e legati all'intrattenimento. Emerge anche una maggiore richiesta di luoghi terzi dove poter coltivare interessi conoscitivi di varia natura e avere occasioni di incontro e di scambio, luoghi fisici polivalenti, un terreno neutrale dove le persone si sentono a loro agio e hanno modo di incontrarsi e socializzare. La biblioteca può essere un "luogo terzo" per eccellenza ma, aggiungerei, anche un luogo astratto per incentivare la cultura digitale». La biblioteca cambia volto: non più solo libri, ma "piazza" di cultura, incontri, integrazione: l'assessorato intende promuovere - e se sì in che modo - questa nuova veste delle biblioteche? «Circa vent'anni fa l'attività della Regione nel settore delle biblioteche era probabilmente più incisiva e allineata agli andamenti nazionali; i censimenti, realizzati in connessione con i programmi nazionali, hanno portato alla nascita ed allo sviluppo del Servizio bibliotecario nazionale. Da questo censimento era emerso un quadro sconfortante: il 26 delle sedi erano dichiarate "monumentali" (quindi con problemi di adeguamento) e solo un decimo delle biblioteche poteva offrire almeno 10 posti-lettura. Oggi le "forme della lettura" cambiano e prescindono dal luogo "biblioteca" e dal possesso diretto del libro; le esperienze più interessanti sono quelle della "promozione" sin dalla prima infanzia, della costruzione del rapporto tra la persona e la lettura. Molte biblioteche hanno aderito ai programmi dell'Aib che si muovono in questa direzione. E anche noi vorremmo poter prendere lo stesso treno, pur con i ritardi e le carenze che ci separano da altre realtà italiane, e trasferire in Sicilia i programmi dell'Aib, almeno nelle biblioteche direttamente dipendenti dall'assessorato regionale ai beni culturali». M. A. B. 22072013