Il «rapimento». Finora era stato impossibile ottenere la restituzione delle carte verghiane Catania. Se non fosse una storia vera, sarebbe la trama perfetta per un romanzo giallo d'ambientazione letteraria. E in effetti di un vero e proprio giallo si tratta. Intricato tanto da avere richiesto quasi un secolo, prima che se ne riuscisse a venire a capo. Si tratta del "rapimento" di una parte considerevole delle preziosissime opere di Giovanni Verga, a partire dalla versione autografa del romanzo d'esordio Amore e patria scritto quando il grande scrittore siciliano era appena sedicenne. Un patrimonio letterario di inestimabile valore, sequestrato a Roma dai carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale in casa di Angela Maria Perroni, figlia ultrasettantenne del messinese Vito Perroni e nipote della di lui sorella Lina, ai quali nel 1928 Giovannino Verga Patriarca (figlio del fratello dello scrittore) aveva dato in prestito tutti gli scritti dello zio per ragioni di studio, su pressione dell'allora Ministro delle arti e delle corporazioni, Giuseppe Bottai, amico della studiosa messinese. Termina così, dopo 85 anni, la "prigionia" delle carte verghiane in casa della famiglia Perroni, tenute fuori dalla portata della comunità scientifica più accreditata, visto che Giovannino Verga non era riuscito ad ottenerne la restituzione nemmeno per le vie legali, nonostante le numerose interrogazioni parlamentari sollevate tra il 1957 e il 1973 dal mondo della politica e nonostante l'onda mediatica che gli intellettuali del tempo - da Montale a Quasimodo - scatenarono sul finire degli anni '60 sui giornali nazionali denunciando la discutibile "gelosia" dei Perroni. Tutto era rimasto fermo al 1978. A quando Pietro Verga, figlio di Giovannino, aveva venduto per 89 milioni di lire alla Regione siciliana tutta la produzione artistica verghiana, dopo che il padre (nel frattempo deceduto) ne era stato riconosciuto legittimo proprietario dal Tribunale di Catania nel 1975. Vendita in seguito alla quale Vito Perroni era stato costretto a restituire in tre riprese tutto il materiale in suo possesso, sulla base di un inventario completo redatto nel 1932. Tutte opere delle quali, tra il 1957 e il 1967, l'editore Mondadori - titolare dei diritti di pubblicazione - aveva fatto realizzare a proprie spese una microfilmatura, in casa di quello che ormai la comunità scientifica definiva il "rapitore" delle carte verghiane. I microfilm, conservati presso l'Archivio Mondadori, rappresentano ancora oggi la testimonianza più rilevante dell'immenso patrimonio letterario affidato a Perroni da Giovannino Verga e, messi a confronto con l'elenco completo del '32 e con le carte consegnate alla Fondazione Verga dopo l'acquisto del '78 da parte della Regione, documentano le carte sottratte da Vito Perroni e finalmente recuperate. Insieme ai manoscritti di Amore e patria, le prime stesure de I Malavoglia, un'originale del Mastro Don Gesualdo, molti autografi di novelle tra cui anche Fantasticheria, lettere alla madre e lavori preparatori, lettere a Pirandello, D'Annunzio, Croce. A parte alcuni altri tentativi fatti negli anni dal professore Francesco Branciforti, primo presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Verga, le acque tornano a muoversi solo nel luglio del 2012, quando la prof. Salvina Bosco, funzionario paleografo della Biblioteca regionale di Catania e studiosa verghiana, viene informata in via riservata da un perito che un consistente lotto di carte verghiane ritenute disperse sta per essere messa in vendita dalla casa d'asta Christie's di Milano, inserito in catalogo con provenienza dalla "collezione Vito Perroni". Dal confronto con il patrimonio custodito dalla Fondazione, fatto insieme alla prof. Gabriella Alfieri, presidente del Consiglio Scientifico della Fondazione Verga e del Comitato per l'Edizione Nazionale delle opere di Giovanni Verga, emerge subito che il lotto in possesso della Christie's è perfettamente complementare con le opere conservate presso la Biblioteca regionale di Catania, anche per le parti mancanti di molte opere ritenute "mutile". Nel dicembre del 2012 la casa d'asta informa la Sopraintendenza ai beni librari della Regione Lombardia che, nella persona di Ornella Foglieni, affida alla Alfieri, alla Bosco e alla prof. Carla Riccardi, esperta di filologia verghiana dell'Università di Pavia, la consulenza filologica sul materiale rinvenuto. Dato il pessimo stato di conservazione riscontrato dalle studiose e l'elevato rischio di degrado delle carte verghiane, la Foglieni ne dispone il trasferimento conservativo presso il Centro Tradizione manoscritti dell'Università di Pavia in attesa dell'accertamento della legittima proprietà, mentre il ministero dei beni culturali e la Soprintendenza ai beni librari della Regione Lazio allertano i carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale che, per atto dovuto, informano la Procura di Roma. Le indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dalla Dott. Laura Condemi, portano alla perquisizione della casa romana della figlia di Vito Perroni - accusata oggi di ricettazione e appropriazione indebita - e al sequestro dell'ingente patrimonio letterario rinvenuto. Anche le carte provenienti dalla casa d'asta Christie's, custodite a Pavia, sono state poste sotto sequestro in attesa di definire la vicenda. 20072013