LA RINASCITA del Foro della Pace, il più grande fra i Fori Imperiali dopo quello di Traiano, passa per un ambizioso progetto dalla Sovrintendenza capitolina, realizzato in sinergia con la Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma. Tre gli interventi che nel giro di due anni cambieranno il volto del foro costruito da Vespasiano nel I secolo d.C., per cui sono già stati stanziati 1,2 milioni di euro dalla legge per Roma Capitale. IL PROGETTO DELLA SOVRINTENDENZA. «Per prima cosa - ha spiegato Roberto Meneghini della Sovrintendenza durante un sopralluogo - si affronterà il restauro, per un' estensione di circa 350 metri quadrati, del prezioso pavimento in marmo dell' aula della Forma Urbis, attualmente in stato di degrado». Un secondo intervento consisterà, invece, «nello scavo di una galleria di collegamento fra i due settori del Foro oggi divisi da un muro, in modo da creare un unico percorso di visita che parta dalla Via Sacra e, attraverso il Foro della Pace, si ricongiunga con il Foro Romano». Infine, ci sarà la ricomposizione (anastilosi) di alcune delle colonne in granito rosa di Assuan che adornavano il portico occidentale della piazza, partendo dagli spezzoni dei fusti rinvenuti durante gli scavi comunali del 1998-2000 e dal capitello che fino a due anni fa ornava l' aiuola di Largo Corrado Ricci. In questo modo, spiega Meneghini, «chi si affaccerà sul Foro Romano da Largo Corrado Ricci lo vedrà "incorniciato" da queste colonne». Il bando di gara verrà pubblicato a ottobre e i lavori si completeranno nel corso del 2015. Scavando la galleria per ricongiungere i due ambienti, sottolinea Meneghini, «potremo acquisire ulteriore documentazione archeologica e portare alla luce un' altra porzione del complesso». Già, perché - come ricorda la direttrice del Colosseo, Rossella Rea - «più di metà del Foro della Pace è ancora sepolto sotto via dei Fori Imperiali».E riportarlo alla luce potrebbe essere di estremo interesse, visto che i suoi oltre 20mila metri quadrati ospitavano, oltre alla Forma Urbis (la monumentale pianta marmorea di Roma del II secolo d.C., oggi conservata al Museo della Civiltà Romana), anche un vero e proprio polo culturale, con una biblioteca e forse una scuola di medicina. Oltre, naturalmente, all' aula di culto con la grande statua dedicata alla Pace. I RESTAURI DELLA SOPRINTENDENZA. E proprio al centro di quell' aula prosegue il restauro della Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma del rivestimento in marmi pregiati del podio che sorreggeva la base della grande statua di culto raffigurante la Pax. Il Foro della Pace, infatti, si distingueva dagli altri fori di committenza imperiale per il carattere sacro. «Era concepito come un' ampia piazza quadrangolare delimitata su tre lati da un portico decorato con numerose opere d' arte - spiega Rea, responsabile dei Fori Imperiali per la Soprintendenza - mentre sul quarto lato erano disposte cinque aule, di cui quella centrale sostituiva il tempio veroe proprio ed era adibita al culto della dea Pax». Le strutture oggi conservate sono soprattutto pertinenti alla ricostruzione di Settimio Severo, seguita al grave incendio del 192 d.C.. GLI SCAVI DI ROMA TRE. Nel frattempo, sta per concludersi la quinta campagna di scavo nell' area dell' Università di Roma Tre, che ha visto impegnati per 7 settimane una cinquantina di studenti, guidati da Riccardo Santangeli Valenzani, docente di Archeologia medievale. Obiettivo: studiare la trasformazione del monumento nella fase medievale, dall' VIII al XIII secolo. «Abbiamo trovato tracce di insediamenti abitativi e produttivi, che sorsero nel Medioevo proprio sopra il Foro» spiega Valenzani. Ma il ritrovamento più clamoroso è quello dell' estremità reclinata di una delle gigantesche colonne del Foro di epoca imperiale: 15metri di granito rosa di Assuan per un diametro di 1,80. «Erano colonne più imponenti di quelle del Pantheon - racconta l' archeologo - che in epoca medievale, nelle loro parti superiori in travertino, furono oggetto di spoliazione». «Sono tutti tasselli fondamentali per la valorizzazione del Foro - conclude Rea - un progetto che la Soprintendenza accarezza ormai da 40 anni».