PRATO chiama Vicenza e chiede di restituirle le opere d' arte della sua preziosa collezione di Palazzo Alberti. In una lettera inviata a Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare vicentina, proprietaria dal 2008 del palazzo e dei dipinti che lì dentro sono conservati, il presidente della Provincia Lamberto Gestri, il sindaco Cenni insieme a sei colleghi dell' hinterland, i presidenti di Camera di commercio, Unione industriale, Cna e Confartigianato, chiedono un incontro urgente e informano della polemica anche il ministro Bray. «La collezione, di cui la banca da lei presieduta a buon diritto reclama la piena disponibilità, costituisce un complesso artistico che contribuisce a definire l' identità culturale del nostro territorio», scrivono, «e ci aspettiamo che la banca dimostri l' attenzione che i pratesi meritano. La invitiamo a non dimenticare l' alto valore simbolico che le decisioni dell' istituto potrebbero assumere in relazione al rispetto della dignità della nostra comunità». Un grido d' allarme, insomma, dopo la diffusione della notizia del trasferimento da Prato in Veneto di tre quadri esposti in una mostra e mai più tornati nella loro sede originaria. LA POLEMICA è forte, le istituzioni cittadine chiedono chiarimenti urgenti. Sembra che alla Soprintendenza per i beni paesaggistici architettonici e storici di Firenze, guidata da Alessandra Marino, sia arrivata la richiesta di trasferimento per altre dieci opere del Seicento. I tre capolavori già emigrati in Veneto sono "Il crocifisso con cimitero ebraico" di Giovanni Bellini, la "Madonna col bambino" di Filippo Lippi e la "Coronazione di spine" del Caravaggio. L' unico vincolo su di loro è quello del divieto di trasferimento all' estero, oltre che l' obbligo di conservazione e tutela. Nessun commento finora da parte della banca. Il silenzio di Zonin fa infuriare il presidente degli Industriali Andrea Cavicchi: «Noi riconosciamo la proprietà privata - spiega - ma se la Popolare tiene davvero al territorio, e per ora sembra invece fare solo il suo interesse con la raccolta portando gli impieghi altrove, forse sarebbe bene agisse in modo diverso». La querelle agita anche il Parlamento dove il deputato pratese del Pdl Riccardo Mazzoni ha presentato al ministro Bray un' interrogazione subito appoggiata da Matteo Biffoni e Rosa Maria Di Giorgi del Pd. «Spogliare un territorio dei suoi capolavori artistici è un atto degno dei conquistadores di Cortezo dei nazisti nella II Guerra mondiale», dicono Biffoni e Di Giorgi: «I quadri non sono un bottino di guerra»