di Francesco Loi wPISA Al posto dell'ex clinica chirurgica, in un edificio del primo Novecento, potrebbe essere costruito un grande albergo. E più o meno dov'era il pronto soccorso hanno qualche speranza di trovare finalmente collocazione le bancarelle di souvenir prossime allo sfratto. Il futuro dell'area del Santa Chiara è tracciato. Quello che finora era "solo" il progetto Chipperfield diventa previsione urbanistica a tutti gli effetti. Ieri la giunta comunale ha approvato il piano di recupero del Santa Chiara. Ovvero ciò che diventerà dopo che sarà completato il trasferimento di tutte le cliniche nel polo ospedaliero di Cisanello. Le due operazioni sono evidentemente legate: si lascia un'area, recuperando ingenti somme economiche, per finanziare la parte restante del trasferimento. Il punto. Conclusa la fase delle osservazioni, che era seguita all'adozione dell'atto e alla sua presentazione in consiglio comunale, con l'approvazione del piano da parte della giunta Palazzo Gambacorti ha esaurito il suo compito. La vera partita deve ora essere giocata dai proprietari degli edifici e degli spazi del Santa Chiara, quindi dalla Regione Toscana (con l'Azienda ospedaliero-universitaria pisana) e dall'Università. Il passaggio essenziale è l'emanazione del bando con cui, al tempo stesso, saranno messi in vendita gli immobili del Santa Chiara e assegnati i lavori per completare la costruzione del polo di Cisanello. Quando avverrà? Il bando era stato annunciato per l'inizio dell'anno, ora, secondo quanto dicono dall'Aoup, dovrebbe essere lanciato entro questo 2013. E sempre secondo l'azienda ospedaliera il completamento di Cisanello, da quel momento, dovrebbe avvenire nel giro di tre anni. A quel punto il Santa Chiara potrà essere definitivamente svuotato: per ora resta attivo a tutti gli effetti, essendoci ancora 500 dei 1.500 posti letto dell'Aoup. I costi. L'operazione muove cifre notevoli: il completamento del nuovo ospedale costerà 306 milioni di euro all'Aoup e 52 milioni all'Università. Ma quanto si pensa di ricavare dal Santa Chiara? Le stime più recenti parlano di 135 milioni che dovranno uscire dalla vendita dei 21 edifici all'interno del complesso ospedaliero e da altri immobili come i Trovatelli e gli uffici di via Zamenhof. Il mercato immobiliare non è però nel suo miglior momento e anche di questo si dovrà tenere conto. Il piano. «Abbiamo caldeggiato un appalto che faccia andare di pari passo il recupero del vecchio e la realizzazione del nuovo polo, in modo che il Santa Chiara non venga lasciato indietro», ha sottolineato in conferenza stampa il sindaco Marco Filippeschi, affiancato dall'assessore all'urbanistica Ylenia Zambito e dall'architetto Dario Franchini. Troppo importante l'area del Santa Chiara, di collegamento tra Piazza dei Miracoli e la Cittadella, nei piani di sviluppo della città. L'area del vecchio ospedale si estende per oltre dieci ettari e il sindaco, riguardo all'atto approvato dalla giunta, parla di «intervento urbanistico in un'area nevralgica del centro storico», da attuare con «un progetto di grande valore, come quello dell'architetto Chipperfield, selezionato nel 2007 attraverso un concorso pubblico, che recupererà e valorizzerà al massimo spazi di pregio diminuendo anche le volumetrie esistenti da 438mila a 433mila metri cubi». Il progetto. Ma poi come sarà "riempito" il Santa Chiara? Se Chipperfield ha indicato le linee, «i dettagli saranno specificati al momento di definire la progettazione delle cosiddette Umi, ovvero le dieci unità minime d'intervento in cui è ripartito tutto il disegno», precisa Franchini. «Sono pronte però le 21 schede sugli immobili, predisposte dalla Sovrintendenza in collaborazione con Aoup e Università, con le prescrizioni per il recupero di tutti i fabbricati che fanno parte del piano e che sono dichiarati beni d'interesse storico-artistico». Una destinazione generica, comunque, il progetto Chipperfield l'ha già individuata. Prendiamo le tre unità minime che si affacciano sulla piazza del Duomo. Per la Umi 1, nella parte dell'ex obitorio, è prevista una destinazione commerciale, quella che potrebbe accogliere le bancarelle. Attività ricettive di pregio sono previste invece nella Umi 3, mentre la numero 4 (che occupa il nucleo centrale risalente al 1300) sarà destinata a servizi d'interesse generale. Le bancarelle. «Nella Umi 1 ci può essere la soluzione - conferma il sindaco -. All'Aoup abbiamo chiesto di anticipare i lavori di recupero di quella zona, vicina alla piazza, perché ne può beneficiare tutta la città e non solo le bancarelle».