Era d'estate, quando durante i lavori di ristrutturazione del vecchio ospedale, alcuni operai di una delle aziende appaltatrici della Sant'Antimo di Marina, scoprirono tra la volta e l'abside della chiesa, innumerevoli cocci, vasi, piatti e recipienti vari per la maggior parte quasi integri. Furono chiamati i progettisti, e comprendendo l'importanza del ritrovamento fu subito convocata la Soprintendenza. I lavori furono interrotti per permettere agli archeologi di riportare alla luce quella meraviglia, che scopriamo oggi ha aperto una nuova visione della storia di Piombino. Con molto entusiasmo ho risposto all'invito del Comune di Piombino per l'inaugurazione del museo del Castello e delle ceramiche medioevali, per poter ammirare quegli oggetti, che nel 2003 furono oggetto anche di tensioni, per il rallentamento dei lavori, per la non completa condivisione del metodo adottato che ha distrutto una volta del 1200 che per noi doveva almeno in parte rimanere integra permettendo di ammirare l'opera architettonica nel suo insieme, come in tanti siti italiani. Stupore, nello scoprire al mio arrivo che nessuno sapeva se l'azienda proprietaria dell'immobile la Sant'Antimo srl, i progettisti, le aziende appaltatrici erano state invitate. Anche la Cna che partecipò fin dall'inizio a mettere insieme la cordata per la riuscita dell'operazione, che presentò la Fondazione Livorno al Comune, non è stata citata da nessuno negli interventi. Si ringraziavano oltre 200 persone, forse una riga per ringraziare anche le imprese e tutti quelli che allora hanno creduto in questa operazione ci poteva stare. Lo facciamo noi: grazie. Ciononostante credo che un po' di Cna in questo museo ci sia, e questa consapevolezza volevo condividerla con i cittadini di Piombino, invitandoli ad andare a vedere il nuovo allestimento del museo, che è veramente ben riuscito, e che fa rivivere un periodo storico importante della nostra città. A proposito allora Piombino era sotto la gloriosa repubblica marinara di Pisa. Emanuela Minelli (Cna Val di Cornia)