«L'intenzione era quella di studiare la storia non solo architettonica, ma anche degli usi passati di alcuni immobili di considerevoli dimensioni e di interesse storico e artistico presenti nella regione, ma attualmente poco o in parte utilizzati o valorizzati anche dal punto di vista culturale». A spiegare il senso del progetto è direttamente il responsabile scientifico e capofila Artesalva, il professore della Scuola Normale Salvatore Settis (nella foto). «Si è quindi deciso di selezionare un numero ristretto di immobili (Certosa di Calci, Villa Ambrogiana di Montelupo Fiorentino , Badia di Volterra, Fortezza delle Verrucole di San Romano in Garfagnana), ma afferenti a tipologie eterogenee (fortificazioni, ville, complessi ecclesiastici) in modo da poter prendere in considerazione anche il variegato panorama delle differenti proprietà e delle conseguenti differenti forme di gestione». Perché la scelta della badia camaldolese di Volterra? «La Badia di Volterra è un complesso architettonico di notevole importanza storica collocato ai margini di una balza e per questo a rischio di scomparsa. L'obiettivo del progetto Artesalva è stato quello di documentare nel dettaglio la storia di questo bene architettonico attraverso la ricerca archivistica nel suo vasto patrimonio documentario e di utilizzare queste informazioni per ricostruire in forme digitali tridimensionali la struttura che in futuro potrebbe essere destinata a scomparire. L'obiettivo è stato quello di creare uno strumento di conoscenza e conservazione della memoria di un complesso straordinario».