«DEVONO venire a spiegarmi com' è possibile considerare cultura un cocktail dentro gli Uffizi». Tomaso Montanari, storico dell' arte, autore di libri e articoli fortemente polemici rispetto a «un certo tipo» di valorizzazione dei beni culturali, è stato il primo (sul Fatto Quotidiano di ieri) a raccontare del nuovo tariffario del Polo Museale fiorentino. Professor Montanari, cosa c' è di male a mettere delle tariffe sicure per le concessioni a privati? Finora i beni culturali si affittavano lo stesso, però ma sulla base della discrezionalità dalle soprintendenze. Non è meglio così? «No. Invece di mettere in discussione il Codice dei beni culturali, che finora ha consentito queste pratiche illegittime, e non solo criticabili, per impedire di poterlo ancora interpretare in questo modo, la soprintendenza del Polo museale fiorentino ha tradito alla radice la sua missione, schierandosi al servizio del mercato». Tradito la sua missione? «Sì, perché il fine della valorizzazione dei beni culturali prevista dall' articolo 106 del Codice, in qualunque forma la si intenda, è di aumentare la cultura, non si farne la location di un' attività privata. E' , cioè, di mettere quei beni al servizio, come dice la Costituzione, del pieno sviluppo della persona umana, e della rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono una effettiva uguaglianza. Non certo di una sfilata di moda con cui fare cassa, come se i soprintendenti fossero manager costretti a procacciarsi redditi da soli. E che avvantaggia solo pochi ricchi del pianeta». Pochi ricchi, che però pagano molti soldi utili alle casse vuote delle soprintendenze... «Ma ragionando così allora si arriva a dire che pur di fare soldi si può fare una sfilata di moda nell' aula di Montecitorio!E invece no, il patrimonio culturale deve dare il messaggio che non tutto è in vendita, perché il denaro nonè tutto eda capire questo che serve la cultura. Se si fa entrare una star agli Uffizi nel giorno di chiusura come prevede il tariffario, facendole pagare 8 mila euro, si prende qualche soldo, sì, ma si viola l' aura di sacralità, in senso civile, di quel luogo. Gli Uffizi non hanno prezzo, è evidente. E se si cerca di dargliene uno, non solo non li si valorizza, ma li si distrugge. Certi luoghi sono dei templi della democrazia, da cui il Dio mercato deve stare lontano».