Giù il sipario. Mancavano pochi minuti all'una, ieri mattina, quando il «sindaco reggente» Ivo Rossi, dopo aver informato del «cambio di rotta» una nutrita parte di assessori e consiglieri di maggioranza, ha ufficialmente scritto la parola «fine» sull'Auditorium in piazzale Boschetti. La Casa della musica, già nel 2004 e poi ancora nel 2009 inserita nei programmi elettorali dell'ex sindaco Flavio Zanonato, non si farà più nell'area comunale tra via Trieste e via Gozzi, ma sorgerà invece (evidentemente in misura molto ridotta) all'interno di Palazzo Foscarini, in quella che un tempo era la tesoreria della Cassa di Risparmio del Veneto. In proposito, esiste dall'estate scorsa un progetto di massima elaborato dagli architetti Giorgio Carli e Giorgio Moschino. La «svolta», anticipata qualche settimana fa dal nostro giornale e generata chiaramente dal minor impegno economico assicurato (rispetto alle previsioni) dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, arriva in cima ad almeno nove anni di polemiche e discussioni, politiche e non, che hanno coinvolto non solo la città del Santo, ma anche il resto d'Italia e perfino del mondo. Basti infatti pensare all'appello lanciato, circa un anno e mezzo fa, da una folta schiera di intellettuali (da Salvatore Settis a Chiara Frugoni, passando per Carlo Ginzburg e Franco Miracco, fino ad Alessandro Nova e Steffi Roettgen, solo per citarne alcuni) per far sì che Palazzo Moroni cancellasse appunto il progetto dell'Auditorium al Boschetti: la realizzazione dell'opera, sostenevano Settis e colleghi, avrebbe potuto mettere in serio pericolo la «stabilità» della vicina Cappella degli Scrovegni, considerato che l'area (sempre a loro dire) sarebbe stata a «rischio idrogeologico». E a nulla, di fronte all'eco internazionale di quest'appello ribattezzato «Save Giotto», erano valse le rassicurazioni (pur con diverse prescrizioni) fornite da un apposito studio «preteso» dal consiglio comunale di Padova ed eseguito da tre docenti di Idraulica del Bo, i professori Luigi D'Alpaos, Paolo Salandin e Paolo Simonini. Ieri, con a fianco, forse non a caso, l'assessore ai Lavori pubblici, Luisa Boldrin, e quello alla Cultura, Andrea Colasio (l'una in prima linea da sempre per il Boschetti, mentre l'altro apertamente a favore di un piano alternativo), Rossi ha sottolineato come lo spostamento della Casa della musica in piazza Eremitani rappresenti «l'unica soluzione per mettere tutti d'accordo». Anche se, nel «dietrofront» appena descritto, un peso non affatto secondario sembra essere stato giocato dalla Fondazione Cariparo che, per l'Auditorium in riva al Piovego, aveva promesso di sborsare il 70 della spesa necessaria (comunque non più di 35 milioni di euro). Negli ultimi tempi, chiaramente, la posizione dell'istituto di piazza Duomo è cambiata. Tanto che la soluzione di Palazzo Foscarini, oltre ad essere molto meno costosa, consentirà soprattutto all'ente presieduto da Antonio Finotti di «giocare in casa»: l'edificio, infatti, è di proprietà di Intesa Sanpaolo, la banca di cui la Fondazione Cariparo è il terzo azionista con il 4,5 delle quote. «In queste settimane - ha spiegato il sindaco reggente - mi sono incontrato più volte con Finotti ed abbiamo lavorato ad alcune ipotesi e già compiuto le prime verifiche tecniche per la trasformazione di Palazzo Foscarini, dove sarebbe possibile ricavare una sala per la musica da 1.0001.300 posti, che verrebbe poi collegata a quella del vicino Conservatorio Pollini. Siamo sulla buona strada».
PADOVA - L'auditorium in piazza Eremitani. Il sindaco reggente Ivo Rossi annuncia il cambio di rotta: l'opera si farà a Palazzo Foscarini
Ieri, il sindaco reggente Ivo Rossi ha ufficialmente scritto la fine dell'Auditorium in piazzale Boschetti, che non si farà più nell'area comunale. La Casa della musica sarà invece costruita all'interno di Palazzo Foscarini, in misura ridotta. Il progetto è stato elaborato dagli architetti Giorgio Carli e Giorgio Moschino. La svolta arriva dopo nove anni di polemiche e discussioni. La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo aveva promesso di finanziare il progetto, ma ora sembra che la Fondazione Cariparo, che è legata a Intesa Sanpaolo, sia cambiata la sua posizione.
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