Procedure ferree. Veti incrociati. Pochi soldi. Nessuna strategia. E sopratutto sentirsi in un film su una grande famiglia decaduta... La delusione del sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni Al ministero dei Beni culturali, dicastero assai provato dal passaggio di ministri come Sandro Bondi, noto poeta di corte, o Giancarlo Galan, noto cacciatore, è come se fosse atterrata un'extra-planetaria. In effetti Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario eletta con la lista di Mario Monti, non proviene da un pianeta propriamente politico, nemmeno da uno propriamente tecnico. Trattasi di creatura a sé, ex presidente del Fai, rappresentante lombarda nel Consiglio superiore di Banca d'Italia, arrivata nonostante le ire dei guru del ramo assai irritati dalle sue uscite mediatiche bollate come eretiche se non sconsiderate. Ovvero l'aver ventilato l'intervento dei privati nella gestione del patrimonio artistico del paese. Ibb, cosi è il suo indirizzo mail, racconta l'impatto con il pachiderma Mibac due mesi dopo il suo arrivo. Com'è il ministero visto dall'interno? «Un mondo congelato da una burocrazia e da procedure rigide che non permettono interventi né rapidi né incisivi. In una riunione ho fatto una simulazione. Tema: un cinese regala un milione di euro per un restauro. Che succede? Se tutto va bene, il cinese vede i primi effetti dopo due anni perché le procedure sono quelle dei Lavori pubblici. Ma un monumento non è un'autostrada». Chi ha potere nel ministero? «Chi ne gestisce gli uffici vitali, chi ha l'operatività quotidiana. E quindi il segretario generale. Il responsabile del personale e del bilancio, che era anche vice capo di gabinetto, e già questo in un'azienda privata darebbe i brividi. Poi naturalmente, c'è il ministro, i sottosegretari di nomina politica... Ma visto che la durata media di un ministro non supera i due anni...». E che gli ultimi non hanno lasciato traccia...Quanto conta la politica ? «Non conta. I ministri hanno sempre pensato ad altro, mai a una vera azione di rilancio, così ha sempre vinto la burocrazia. All'interno del ministero c'è un sentimento di generale disillusione. Appena arrivata, mi hanno sottoposto una voluminosa cartella di richieste d'incontri. "Ma se non ho ancora le deleghe", ho provato a protestare."Meglio", è stato il commento cinico, "lei lo spiega, il discorso si chiude e archiviamo la pratica"». E il potere dei sovrintendenti? «E' totalmente affievolito per mancanza di risorse e di autonomia amministrativa oltre che per il peso della complessità normativa. Mi ha molto colpito la qualità culturale e la passione dei funzionari e dei sovrintendenti: lavorano in condizioni di guerra costantemente sotto attacco senza essere messi in condizione d'incidere sui meccanismi. Se hanno delle gestioni virtuose nessuno glielo riconosce e non possono utilizzare gli introiti: finiscono in un calderone del Tesoro che decide quando, come e cosa ridare indietro. In più devono combattere con strumenti normativi farneticanti. Un esempio: decidono di aprire una finestra murata? Arriva un ricorso. L'Italia è la Repubblica fondata sui ricorsi». In che senso? «Nei nostri musei mancano i cosiddetti servizi aggiuntivi: su 420 luoghi solo tre hanno un ristorante e solo 13 una caffetteria. Come mai? Impossibile vincere una gara senza che arrivi una gragnuola di ricorsi e si blocchi tutto. Mi hanno appena portato le nuove linee guida per i servizi aggiuntivi. "Non è troppo?", ho chiesto guardando una sorta di librone. Risposta: "Bisogna prevenire la possibilità di ricorsi di chi non vince la gara". Metà del tempo è passata a prevenire o a affrontare possibili contestazioni. Le sovrintendenze sono un avamposto di gente di grande valore mandata allo sbaraglio che affronta emergenze di domani senza poter fare nessuna programmazione». Il ministro Massimo Bray sta prendendo in mano la situazione? «Confesso di averlo incontrato una sola volta. Lui ha presentato un programma molto ampio alle Commissioni parlamentari e io solo da pochi giorni ho ricevuto le deleghe, due mesi dopo il mio insediamento. Nell'attesa il personale del ministero mi consolava: "Fantastico, così potrà spaziare ovunque". Non avevo nessuna voglia di spaziare ovunque anche perché il Mibac sembra il set di un film sulla macabra dissoluzione di una dinastia. Per non parlare del fatto che il mio ufficio probabilmente è stato pulito l'ultima volta nel 1990».
Beni culturali? Il regno dei burocrati
Il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, ha presentato un programma ampio alle Commissioni parlamentari per affrontare le critiche al ministero. Il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni ha ricevuto le deleghe solo due mesi dopo l'insediamento. Il personale del ministero è stato colpito dalla burocrazia e dalle procedure rigide che non permettono interventi rapidi e incisivi. Il ministro Bray ha presentato un programma per affrontare le critiche, ma il sottosegretario Borletti Buitoni ha ancora bisogno di ricevere le deleghe per poter iniziare a lavorare. Il ministero è considerato un mondo congelato dalla burocrazia e dalle procedure rigide, che non permettono interventi rapidi e incisivi.
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