È COMINCIATO ieri davanti al giudice Giuseppe Casalbore il processo contro l'egittologa Anna Maria Donadoni, accusata di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche quando era soprintendente del Museo Egizio. Per anni, secondo l'accusa sostenuta dai pm Raffaele Guariniello e Nicoletta Quaglino, le preziose mummie, i papiri e i sarcofagi dei faraoni hanno rischiato di andare perduti in caso d'incendio, nonostante la Donadoni avesse chiesto e ricevuto un fondo di un miliardo e 120 milioni di vecchie lire dal ministero per i Beni Culturali per eseguire tutte le misure di sicurezza. Due consulenze della procura hanno accertato una serie di gravi omissioni da parte dell'ex soprintendente, appurando anche che i soldi stanziati non vennero nemmeno mai spesi. Per cinque volte il Ministero avrebbe scritto all'egittologa per sapere se il denaro fosse stato utilizzato, senza però mai ottenere risposta. Era il 1998 e quattro anni dopo, nell'aprile del 2002, sempre secondo i pm, il Museo Egizio non era ancora al sicuro dal pericolo del fuoco. Mancavano, si legge nel capo di imputazione, «impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri e infortuni sul lavoro» nonostante la soprintendente, nel dicembre del 1997, avesse presentato il progetto ai Vigili del Fuoco e ottenuto l'approvazione tre mesi dopo, con l'obbligo di adeguarsi ad alcune prescrizioni. In particolare la Donadoni è accusata di aver omesso di realizzare idonei sistemi di spegnimento automatico delle fiamme nei locali del primo piano ammezzato, adibiti al deposito delle mummie e dei papiri. Non erano soddisfatti poi una serie di requisiti tecnici nel museo per garantire la fuga dei visitatori e del personale in caso di allarme; i locali non erano nemmeno dotati di un impianto ottico e acustico per avvisare del pericolo d'incendio. Per alcuni mesi gli ingressi al Palazzo dell'Accademia delle Scienze, che ospita anche la Galleria Sabauda, furono contingentati: vi poterono accedere non più di cento visitatori contemporaneamente, per un totale di 600 al giorno. «Si tratta di accuse infondate» ha replicato l'avvocato Umberto Giardini, difensore dell'imputata. «Anna Maria Donadoni ha aggiunto il legale è un egittologa di fama mondiale che aveva poco a che fare con omissioni e irregolarità che al massimo avrebbero meritato una contravvenzione. Di certo i vigili del fuoco avrebbero chiuso il museo se la situazione fosse stata quella descritta dall'accusa». Secondo la difesa inoltre il fondo stanziato dal Ministero sarebbe stato speso: «Abbiamo prodotto otto memorie che dimostrano come il denaro ricevuto sia stato interamente utilizzato per mettere a punto il piano di sicurezza dei lavoratori». Ma secondo la procura i lavori cominciarono al museo solo dopo l'apertura dell'inchiesta giudiziaria. Oggi l'edificio di via Accademia delle Scienze risulta sicuro e protetto dal pericolo d'incendio. Ma il reato di cui è accusata l'ex soprintendente, punito dal codice penale con la reclusione fino a cinque anni, è, secondo il pm Guariniello, particolarmente grave, considerato il prezioso patrimonio culturale contenuto all'interno del museo. Quello cominciato ieri è il primo processo, per quest'accusa, contro il vertice di una struttura pubblica. L'ex soprintendente, ora in pensione, si è sempre avvalsa della facoltà di non rispondere, e aveva scelto di non partecipare all'udienza preliminare davanti al giudice Immacolata Iadeluca che l'aveva rinviata a giudizio. Ieri invece è comparsa in aula, per assistere alla prima udienza del processo.
Accuse ad Anna Maria Donadoni
Il processo contro l'egittologa Anna Maria Donadoni, accusata di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche al Museo Egizio, è iniziato davanti al giudice Giuseppe Casalbore. L'accusa sostiene che Donadoni, soprintendente del museo, non ha realizzato misure di sicurezza necessarie per prevenire disastri e infortuni, nonostante avesse ricevuto un fondo di un miliardo e 120 milioni di vecchie lire dal Ministero per i Beni Culturali. La procura ha accertato che i soldi non vennero mai spesi e che il museo non era ancora al sicuro dal pericolo del fuoco nel 2002.
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