LO STADIO non si vende. Nella grande fiera degli immobili che il Comune potrebbe alienare, il San Paolo non c' è. E se il patron del Calcio Napoli De Laurentiis si offre di comprarlo, la risposta da Palazzo San Giacomo non può essere sì. Una risposta non ufficiale arriva dal Comune e anche un po' piccata, dopo la fulminea battuta del presidente della squadra: «Quello è un bene che non è disponibile». Non è accolto dai sorrisi, il nuovo tweet di De Laurentiis (simile a un annuncio già fatto un anno fa): «A quelli che mi hanno chiesto dello stadio dico che l' appuntamento con Luigi de Magistris è per il 31 luglio. Gli chiederò pubblicamente in conferenza di vendermi il San Paolo. Se accadrà lo trasformerò finanziandolo con mie risorse personali». Ma i pareri che provengono da Palazzo San Giacomo lasciano intendere che non è così semplice mettere mano alla questione della gestione del San Paolo semplicemente aprendo il portafogli. Il "monumento" palazzo dello sport è anche "attenzionato" dal Mibac, il ministero dei Beni culturali. «La soprintendenza - spiega l' assessore allo Sport, Pina Tommasielli - vorrebbe imporre da tempo il vincolo della legge 1089. Fu l' ex soprintendente di Palazzo Reale Gizzi a dirlo per primo, e venimmo a sapere che se non l' aveva fatto era stato solo perché quell' operazione avrebbe fissato la fotografia dello stadio com' era, ma siccome agli architetti della soprintendenza non piaceva la copertura di Italia ' 90, decisero di aspettarne la rimozione, affinché fosse visibile nuovamente il "piatto" progettato e realizzato da Carlo Cocchia nel ' 59». Dunque il teatro delle partite del Napoli non si potrebbe alienare anche perché è un edificio storico, al quale si addice di più la modalità contrattuale del comodato d' uso, per un periodo lungo praticamente equivalente a una cessione. «Ma poi - prosegue Pina Tommasielli - bisognerebbe sempre studiare insieme che tipo di intervento per lo stadio. Il progetto va condiviso e non solo con la giunta ma addirittura con il consiglio comunale. Vanno definite le modalità: chi si occupa della manutenzione ordinaria, di quella straordinaria. La nostra idea è di favorire la fase progettuale, ma solo se si condivide con noi». Un discorso che a De Laurentiis non piacerà, avendo anticipato finanze per diversi interventi. A conti fatti, il Comune sostiene che la società doveva all' amministrazione, alla data di giugno 2012, la cifra di 1 milione e 600 mila euro. «Per le modifiche Uefa, la cui commissione arriverà a Napoli domani (oggi, ndr) - spiega l' assessore - ho firmato una delibera per 800 mila euro, che De Laurentiis ha pagato come il contratto prevede in certi casi per abbreviare le procedure, ma che non si può scalare dal canone come dice lui. La spesa spettava al Comune, ma il bilancio non era ancora stato chiuso. L' attesa è per domattina: abbiamo apportato tutte e 25 modifiche chiestea febbraio dalla commissione Uefa: bagni, illuminazione, cupolini, caditoie pulite, siamo fiduciosi che andrà tutto bene e la nostra parte l' abbiamo fatta».
Ma lo stadio è un edificio storico per il Comune bene non alienabile
Il Comune di Napoli non è disposto a vendere lo stadio San Paolo al Napoli, nonostante le offerte del patron De Laurentiis. La risposta è stata data dal Comune dopo la battuta del presidente della squadra. Il Comune sostiene che lo stadio è un bene storico e non può essere alienato. Inoltre, il Comune ha già pagato 1,6 milioni di euro per le modifiche Uefa e De Laurentiis ha pagato 800.000 euro come contratto. Il Comune ha anche apportato 25 modifiche alla commissione Uefa per la prossima riunione. La questione della gestione del San Paolo è ancora aperta.
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