Una "notte dell'archeologia". Una serata, inizio alle 21,30, quella odierna al museo della Linguella per parlare della rada e dei recenti scavi di monte Moncione. Saranno presenti Lorella Alderighi della Soprintendenza dei beni archologici della Toscana, Franco Cambi, università di Firenze e Marco Firmani Archeologo. Argomento dell'incontro i risultati di una breve campagna di scavo che la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha condotto nell'autunno 2012 sulle pendici del monte Moncione a Portoferraio, per verificare segnalazioni e recuperi occasionali che si erano ripetuti in tempi recenti. Lo scavo, realizzato con il contributo di diversi volontari elbani, ha permesso di recuperare informazioni e materiali che documentano come l'area fu frequentata sia per insediamenti che per sepolture dall'età del Rame fino al III secolo a.C. Sulle pendici settentrionali del monte, che guardano verso la rada di Portoferraio, alcuni ripari sotto roccia furono forse frequentati già dall'eneolitico, mentre tra la fine dell'età del bronzo e la prima età del ferro accolsero sepolture individuali di inumati, dei cui corredi rimane traccia. I dati delle sepolture nei ripari sotto roccia del Moncione consolidano il ruolo di tramite che l'Elba ha svolto facilitando il passaggio nei due sensi di merci e impulsi culturali fra le isole maggiori e la costa dell'Etruria settentrionale. L'uso funerario di almeno uno dei ripari sotto roccia del Moncione è documentato ancora nel VI secolo a.C., quando la zona centrale e pianeggiante dell'isola intorno al golfo di Portoferraio appare densamente popolata, come provano la ricca necropoli scavata a Magazzini sul finire dell'Ottocento e altri rinvenimenti, tra cui spicca il noto bronzetto di offerente da Le Trane, nella collezione del Museo Archeologico di Napoli.