CAPOLIVERI A caccia di tesori sommersi, di testimonianze, delle frequentazioni dell'isola nelle epoche antiche. È quanto si è proposto di dimostrare il ministero per i beni, le attività culturali e per il turismo (Mibact) con il progetto "ArcheoMar", per la cui realizzazione si è appoggiati alla Marina Militare e all'università politecnica di Ancona. L'obiettivo principale è il censimento dei beni sommersi. Non solo. Ma anche la ricerca e rilocalizzazione dei beni archeologici che si trovano nella profondità del nostro mare. L'attività è servita alla "catalogazione e alla documentazione" del patrimonio culturale subacqueo elbano, per una maggiore valorizzazione dei beni archeologici sommersi e una loro più sicura protezione. Le indagini dei fondali marini che si sono appena concluse sono state compiuti dalla unità idro- oceonagrafica della Marina Militare "Galatea" impiegata, soprattutto nell'ultimo periodo, tra Punta Nera e Capo dei Ripalti, in pratica nella costa a sud dell'Elba, nelle acque del Comune di Capoliveri. Le ricerche hanno rivelato dati interessati e siti archeologici e anche, fra l'altro, un relitto di aereo ammarato finito sui fondali della costa di Calamita nei decenni trascorsi. Ma informazioni più pertinenti vengono da Punta del Nasuto (Marciana Marina), dove ha fatto naufragio una nave oneraria romana, con il suo prezioso carico di dolia. I sistemi di bordo hanno registrato delle interessanti novità che a partire da questa giornata sono al vaglio degli esperti. Occorre mettere a punto il bagaglio di informazioni che, grazie alle moderne tecnologie di cui è dotata la nave della Marina, si è venuti in possesso. Da tutto il volume di notizie registrate dovrà emergere una descrizione assai più puntuale di quelle conosciute finora delle rotte seguite nel periodo tardo romano della navi da carico. Alle operazioni ha preso parte anche David Scaradozzi, docente dell'Università politecnica delle Marche e convenzionato con il Ministero. Tale sinergia ha consentito la sperimentazione dell'utilizzo dei dati idrografici raccolti in ambito archeologico e confrontarli con altri di varia natura derivanti da precedenti rilievi nelle stesse aree. Ma c'è anche un altro fine che è stato perseguito. Galatea contribuirà all'aggiornamento delle carte nautiche dell'Elba, a favore della sicurezza della navigazione nel tratto di mare che lambiscono le coste.