I resti di intere città etrusche affogati tra il cemento di strutture industriali o abbandonati dietro improbabili recinzioni. Ville romane o comunque storiche ormai invisibili per colpa delle erbacce. Quadri di grande valore che rimangono abbandonati in attesa di una qualche collocazione. Quanti tesori in una Toscana forse davvero troppo ricca di attrattive culturali che non possono essere ammirate, godute ed inquadrate in quel circolo virtuoso che alimenta il turismo: uno spreco qualcuno dirà, ma soprattutto un insulto ad un passato millenario che si accoppia a tutto a tutto il resto che la regione ha da offrire come destinazione internazionale, dal paesaggio fino ai prodotti della gastronomia. Una situazione che l'archeologo fiorentino, ma pisano d'azione Stefano Bruni, docente all'Università di Ferrara, attribuisce alle caratteristiche della strutture italiane: «A differenza della Francia che ha affidato a Parigi ed il Louvre la "prima scelta" nel campo museale - sottolinea - qui ogni località ha il suo museo, con il risultati che la gestione è molto più complicata e si spendono molti più soldi. Cioè l'esatto contrario della necessità di lavorare in rete e fare sistema, ad esempio sul piano promozionale». Mentre Dario Matteoni, direttore dei musei nazionali pisani, sottolinea come si deve comunque superare la leggenda metropolitana dei depositi pieni dei musei: «Qualsiasi direttore vuole esporre il meglio - spiega - e quando può effettua anche delle rotazioni». La villa tra gli sterpi. Gli esempi di abbandono comunque si sprecano. Come quello della Villa Romana delle Grotte, antico gioiello del primo secolo dopo Cristo, nell'area di Portoferraio. Sulla strada provinciale di San Giovanni il cartello indica ancora l'ingresso al sito archeologico, ormai abbandonato al degrado. Ma sul sito del Comune la struttura risulta aperta tutti i giorni da Pasqua al 30 settembre, anche se le file dei turisti sono ormai un pallido ricordo. Cercasi pinacoteca. Un po' più a sud, a Grosseto, oltre cento quadri della collezione d'arte dell'antiquario Gianfranco Luzzetti, residenza a Firenze, ma maremmano doc, non riescono invece a trovare una collocazione adeguata. Attenzione, perché qui si parla di un vero tesoro che finisce in dono al Comune: opere di Pinturicchio, Bellini, Della Robbia e della bottega del Botticelli. Tutte in attesa dei soldi per sistemare l'ex convento delle Clarisse, le cui chiavi furono consegnate dal sindaco almeno due anni fa, ma con i relativi lavori purtroppo fermi. Puccini? Faccia la fila. In Versilia, invece, dopo il passaggio alla Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, non si sblocca, come sottolinea il consigliere Franco Mungai, la situazione della villa viareggina del grande musicista, collocata naturalmente in piazza Puccini. «È ancora occupata da una famiglia - spiega quest'ultimo -, ma il risultato è che siamo in attesa di prenderne effettivamente possesso, un passo decisivo per completare un percorso dedicato. E si parla di un edificio di grande importanza: il bagno è ancora quello originale voluto dal maestro». Pompei della Piana. Che non fosse più una priorità per la Soprintendenza era già apparso abbastanza chiaro, visti i tempi allungati all'infinito. Ma il destino del Parco delle cento fattorie romane, a cavallo tra Porcari e Capannori, sembra segnato: non c'è più il casottino malandato che un tempo ospitava gli strumenti degli archeologi arrivati da tutto il mondo per riportare alla luce quelle abitazioni di epoca romana conservate in modo perfetto, spariti anche i cartelloni informativi. Insomma, tutto fermo per l'ennesima occasione sprecata insieme a centinaia di migliaia di euro. La metropoli dimenticata. Ma questa "rassegna dell'incuria" la vogliamo concludere con il caso forse più clamoroso, stavolta di origine etrusca, visto che si tratta della metropoli di Gonfienti, tra Prato e Firenze, proprio nell'area scelta per l'interporto. Peccato che, scavando per i capannoni, è emersa, come sottolinea Giuseppe Centauro, docente di restauro e di conservazione dei beni archeologici all'Università di Firenze, una metropoli costruita lungo la via del ferro, quella attraverso cui si trasportava questo materiale estratto all'Isola d'Elba fino all'Adriatico. «Quando venne scoperta, nel 1996, arrivarono tv da tutto il mondo perché l'interesse per il sito era ed è enorme - conclude Centauro - adesso c'è un recinto con telecamere in stile militare ed i lavori ovviamente non si sa se e come andranno avanti».