Dai novantuno soci degli inizi ai quasi 8 mila di oggi. Oltre 4 milioni di euro raccolti, e 112 restauri finanziati: 30 dipinti- tra cui l' Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, opera-simbolo della tragedia dei Georgofili, andata quasi distrutta nella notte del 27 maggio 1993 - 80 marchi antichi e due arazzi. E ancora, 115 acquisizioni di opere che spaziano dall' antichità al contemporaneo, e 17 mostre organizzate. Non è un caso che Maria Vittoria Rimbotti, presidente degli Amici degli Uffizi, definisca i primi vent' anni dell' associazione «non un compleanno, ma un traguardo». Che, come tale, porta con sé anche nuove sfide. Gli Amici degli Uffizi nascono per far fronte a una catastrofe: la strage di via dei Georgofili, con i suoi pesantissimi danni al patrimonio del museo. Oggi, in Italia, i beni culturali vivono un' altra catastrofe, con la progressiva e inesorabile diminuzione dei finanziamenti pubblici. «Si tratta, effettivamente, di un problema enorme. Ma a cui, è inutile nasconderlo, ci dobbiamo abituare. In passato la tutela dei beni culturali poggiava su una sicurezza economica che non potrà esistere mai più. E dunque associazioni e privati hanno un ruolo destinato a diventare sempre più importante. In Italia, però, questo tipo di cultura manca, a differenza per esempio dei Paesi anglosassoni. Noi, in qualche modo, siamo stati dei precursori. Ma è anche vero che attrarre nuove risorse diventa sempre più difficile, proprio perché la crisi riguarda tutti». Come fare, allora, per coinvolgere nuovi soci? «C' è una sfida generazionale in ballo. Dobbiamo domandarci chi saranno i nuovi visitatori della Galleria, quali servizi vogliono e soprattutto come comunicare con loro. Il problema, più che di contenuti, è di linguaggio. Sul terreno della rete e dei social network, finora, abbiamo fatto pochissimo, e invece è un universo tutto da indagare e sfruttare. Le regole sono cambiate: c' è un' intera fetta di potenziale pubblico che non prende più in mano un libro, ma non per questo è meno interessato all' arte». Qual è stato il momento più emozionante di questi vent' anni? «Il restauro, nel 2003, della Madonna della Gatta di Federico Barocci, considerato irrimediabilmente perduto a causa di un incendio. E' stato il rischio più grosso che abbiamo mai corso: il costo era altissimo, le probabilità di successo minime. Dagli sponsor abbiamo collezionato solo rifiuti. Nessuno avrebbe scommesso su un miracolo. E invece... « Un' altra "celebrità" della Galleria, l' Adorazione dei Magi di Leonardo, è ricoverata in Opificio grazie ai vostri finanziamenti. Come procede il restauro? «Va avanti, ma molto lentamente. Potrebbero volerci anni: io per natura non sono un' ottimista, e in questo caso stiamo procedendo con una cautela infinita. Il mondo ci sta guardando, e ne avvertiamo la responsabilità. Si tratta di un' operazione epocale che più di ogni altra ha reso fieri i nostri soci, li ha fatti sentire ricompensati. Ma, in un certo senso, è qualcosa di anomalo per noi». In che senso? «Il nostro primo acquisto, nel 1993, è stato un apparecchio per fax: la Galleria non ne aveva uno e i dipendenti erano costretti a usare quello della Soprintendenza. Nostri sono stati i cordoni a protezione delle statue,i vetri antisfondamento, le nuove tende. Abbiamo sempre lavorato così: dietro le quinte. Certo, ci sono stati i restauri, le acquisizioni. Le operazioni meno eclatanti, però, sono quelle che da sempre hanno contraddistinto la nostra associazione». Avete finanziato il nuovo allestimento della Sala di Michelangelo, con il famosissimo Tondo Doni. Ma il vostro contributo ai "Nuovi Uffizi" non è terminato. «Tra poco, spero entro fine luglio, sarà pronto il nuovo allestimento delle sale 33 e 34, destinate ai ritratti greci e ai marmi del "Giardino di San Marco". Tra le novità del ventennale ci sono anche i nostri primi soci onorari: Anna Maria Petrioli Tofani e Antonio Paolucci».