Il ministero dei Beni culturali ingrana la retromarcia. È stata sospesa la circolare che fissava la rotazione ogni tre anni dei direttori di musei e di siti archeologici e dei funzionari di zona delle soprintendenze, perché esposti al rischio di corruzione. Di fatto, però, quella circolare è finita al macero. È stato il ministro Massimo Bray a imporre il passo indietro al suo segretario generale, Antonia Pasqua Recchia, autrice del provvedimento. E così ieri è stata diramata una nuova circolare, la numero 34, che in poche righe accantona una decisione che aveva suscitato sconcerto e malumori in una struttura, quella della tutela del patrimonio culturale, già mortificata e vessata. Bray aveva saputo della circolare praticamente a cose fatte, quando se ne è occupata la Repubblica (il 20 giugno scorso). E ha chiesto al segretario generale, il più alto in grado fra i dirigenti del ministero, maggiori informazioni. Intanto per accertare se la circolare fosse davvero indispensabile in applicazione di una direttiva internazionale; poi se fosse plausibile considerare più esposto alla corruzione un direttore di museo e non quelle figure dell' amministrazione incaricate di appalti o di forniture. Due giorni fa è comunque partita dall' ufficio di Bray una nota, la numero 11660, con la quale il ministro chiede «una valutazione approfondita dei contenuti del Piano triennale per la prevenzione della corruzione» e la sospensione della circolare. Antonia Pasqua Recchia ha cercato in tutti i modi di attenuare la portata del suo provvedimento, preso assecondando un piano che risale al predecessore di Bray, Lorenzo Ornaghi. Il primo luglio, davanti al Consiglio superiore dei Beni culturali, ha detto che si era trattato di un atto dovuto e che il ricambio ogni tre anni non era obbligatorio. Ma alcuni membri dello stesso Consiglio superiore hanno sostenuto che comunque una scadenza a tre anni ostacola la programmazione scientifica, nonè stabilita in nessun paese europeo e che prevedere automatismi è sbagliato perché «se un direttore di museo non va bene andrebbe sostituito dopo tre mesi, non dopo tre anni, ma se va bene andrebbe tenuto per trent' anni». La logica non deve essere quella dell' anticorruzione, ma «di seri processi di valutazione della qualità». Alcuni direttori generali e regionali avevano già chiesto di avviare le procedure per la nomina di direttori di musei e di siti archeologici al posto di quelli in servizio da almeno tre anni. Ma la circolare di ieri blocca questo carosello di nomine. Contro la rotazione automatica si erano espressi Rita Paris, direttrice del Museo nazionale romano, Anna Coliva, alla guida della Galleria Borghese, e Antonio Natali, che dirige gli Uffizi. Il ritiro della circolare era stato chiesto al ministro da Assotecnici, l' organismo che raccoglie i funzionari tecnico-scientifici del ministero. Ma la protesta si era estesa anche fuori dai ranghi amministrativi. Su queste pagine è intervenuto Salvatore Settis. Ed è circolato un appello sottoscritto da un gran numero di studiosi italiani e non solo appartenenti al mondo dell' archeologia. Fra gli altri: Giuliano Volpe, Fausto Zevi, Fabrizio Pesando, Adriano La Regina, Andrea Giardina, Filippo Coarelli, Giuseppe Sassatelli, Simonetta Stopponi, Daniele Manacorda, Carlo Gasparri, Bruno D' Agostino, Giuseppe Della Fina; e poi Alix Barbet, Andrew Wallace Hadrill, Dieter Mertens, Agnes Allroggen Bedel. Nel testo dell' appello si legge che il provvedimento «pregiudica gravemente l' efficacia dell' azione istituzionale di un ministero ad alta vocazione tecnica e, in particolare, l' esercizio costituzionale della tutela, che necessariamente si fonda su un' approfondita conoscenza del contesto territoriale». Agli elementi di preoccupazione generale se ne aggiunge uno specifico per l' archeologia. Quel poco di ricerca che ancora si fa viene svolta dalle università in accordo con i funzionari del ministero che sono sempre meno e sono sempre più gravati da incombenze burocratiche. Ma i tempi della ricerca sono lunghi, si legge nell' appello, «e richiedono una continuità programmatica con l' Ufficio preposto alla tutela di quel determinato monumento, museo, sito archeologico o territorio». Da qui il rischio di veder ridotta ogni attività di ricerca. La partita della rotazione si è chiusa. Ma se ne apre un' altra: quella per stabilire chi governa effettivamente il ministero per i Beni culturali.