Oggi ritorna alla ribalta il problema dei Bronzi di Riace. Ieri era Pompei e domani chissà, magari sarà il turno del Duomo di Milano o di qualche altro sito culturale di attrazione internazionale. Dovremo essere abituati ma ogni volta ci sorprende il degrado, prima di tutto mentale, della gestione del nostro ricchissimo patrimonio culturale, un degrado che si accompagna a un diritto alla fruizione costantemente minacciato da messaggi diseducativi e tagli spregiudicati. L'Unesco ci minaccia di commissariamento ma noi guardiamo e passiamo con quella indifferenza che, nel suo discorso a Lampedusa, Papa Francesco ha definito "globalizzata". A ben guardare, però, lo scarso impegno sulla destinazione di risorse per la tutela del nostro patrimonio è qualcosa che riguarda principalmente noi italiani. Andiamo all'estero e scattiamo centinaia di foto alla Gioconda ma sempre meno siamo disposti a visitare i nostri musei e non emettiamo un lamento se la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio ritorna ferita alla chiesa di Sant'Agostino. "Con la cultura non si mangia", le parole di Giulio Tremonti risuonano ancora come un vuoto e preoccupante monito verso chi invece ritiene, a ragione, che con la cultura si mangia eccome! La III edizione del Rapporto Symbola Unioncamere sulle imprese culturali creative in Italia e in Europa reca i dati aggiornati al 2012. Le industrie culturali propriamente dette (industrie cinematografiche, televisive, editoriali e musicali), le industrie creative che espletano funzioni ulteriori rispetto alla cultura, ma hanno come elementi fondanti fenomeni culturali legati all'architettura, alla comunicazione, all'immagine, al brand all'artigianato e al design le imprese per la gestione del patrimonio storico artistico, le imprese dello spettacolo dal vivo e delle arti visive registrate complessivamente in Italia sono quasi 460 mila e rappresentano il 7,5 del totale delle attività economiche imprenditoriali nazionali, presentando una crescita del 3,3 rispetto al 2011 di quasi tre punti percentuali sopra il dato riferito all'intero tessuto delle imprese in Italia. In tema di occupazione, queste imprese complessivamente impiegano il 5,7 del totale degli occupati del Paese, in termini assoluti si tratta di circa 1,5 milioni di lavoratori, in crescita dello 0,5 dal 2011 al 2012, mentre in generale l'economia nazionale presentava un decremento dello 0,3. Alla luce di questi dati è lecito chiedersi il perché di questa vergognosa e persistente tendenza al declino dei nostri beni culturali ma le risposte sono sempre giustificazioni che rimandano a discorsi già ascoltati. La stampa estera sgomenta ci sottopone a una persistente e incalzante richiesta di spiegazioni sulle nostre omesse responsabilità. I deputati Nicodemo Nazzareno Oliviero e Ernesto Magorno del PD presentano un'interrogazione parlamentare che suona più come un'accusa, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, proprio sulla questione dei Bronzi di Riace, che furono sottratti al pubblico nel 2009, a seguito della chiusura per restauro del Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, e che hanno trovato come unica e "temporanea" collocazione la sede del Consiglio regionale calabrese. Anche se è da poco tempo che l'espressione "beni comuni" è entrata nella discussione pubblica la sua forza comincia a essere sempre più dirompente. Il suo esordio trovò spazio nel referendum sull'acqua, bene comune per eccellenza. I beni comuni sono stati definiti da Stefano Rodotà come "quelli funzionali allesercizio di diritti fondamentali e al libero sviluppo della personalità, che devono essere salvaguardati sottraendoli alla logica distruttiva del breve periodo, proiettando la loro tutela nel mondo più lontano, abitato dalle generazioni future". Questa è l'ottica nella quale dovremo guardare al nostro patrimonio culturale facendo slittare, come suggerisce Rodotà, l'idea di appartenenza del bene verso la sua gestione che ne deve garantire l'accesso a tutti. A questi richiami il presidente del consiglio Enrico Letta risponde con una promessa: un impegno morale che si esprimerà attraverso un'inversione di tendenza nella legge di stabilità. Nel frattempo noi continueremo a pensare ai nostri Bronzi di Riace, una delle più sensazionali scoperte archeologiche mondiali del V secolo a.C., mentre soffocano umiliati sotto indifferenti strati di polvere.
Italia indifferente al destino del suo patrimonio culturale
Il problema dei Bronzi di Riace è tornato alla ribalta. Il patrimonio culturale italiano è in declino, con una gestione scarsa e un diritto alla fruizione minacciato. L'Unesco minaccia di commissariamento, ma l'Italia sembra indifferente. I dati del Rapporto Symbola Unioncamere sulle imprese culturali creative in Italia e in Europa mostrano una crescita del 3,3% rispetto al 2011, con 460.000 imprese che impiegano 1,5 milioni di lavoratori. Tuttavia, la tendenza al declino dei beni culturali persiste. L'interrogazione parlamentare presentata dai deputati Nicodemo Nazzareno Oliviero e Ernesto Magorno richiede spiegazioni sulle omesse responsabilità.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo