Dal 18 giugno il mondo dei musei e delle soprintendenze è in subbuglio. Una pessima circolare diramata dal segretario generale del ministero per i Beni culturali, Antonia Pasqua Recchia, sottoponeva i direttori e i funzionari responsabili del territorio alla vessazione di una rotazione triennale che era il frutto avvelenato di una pedissequa applicazione di alcune norme internazionali per la prevenzione della corruzione. La circolare rischiava di stroncare ogni serio progetto di ricerca e divulgazione museale: e la motivazione appariva pretestuosa, perché i musei italiani non sono (purtroppo) autonomi centri di spesa. Se proprio qualcuno doveva essere a rischio di corruzione, si trattava semmai dei gradi superiori: i soprintendenti e i direttori regionali. E invece questa norma avrebbe prodotto risultati paradossali: poteva dover ruotare Antonio Natali (che è lo specchiato direttore degli Uffizi dal 2006) e invece rimanere fermissima al suo posto Cristina Acidini (dallo stesso anno sua superiora diretta come soprintendente di Firenze), in attesa di giudizio alla Corte dei Conti per un danno erariale di 600 mila euro per aver fatto comprare allo Stato un Crocifisso ligneo implausibilmente attribuito a Michelangelo. La verità è che i direttori di museo e i funzionari responsabili del territorio sono spesso gli ultimi argini che proteggono il patrimonio da una valorizzazione selvaggia: e invece di rafforzarne la dignità e l'autonomia (come da tempo sarebbe necessario), con questa assurda norma si voleva smantellarli definitivamente. Ma, colpo di scena, ieri l'architetto Recchia è stata costretta alla ritirata. In una nuova circolare, è stata infatti costretta ad ammettere di aver varato un atto firmato dell'ex ministro Ornaghi senza nemmeno averlo fatto vedere al nuovo ministro Bray. La circolare incriminata è stata sospesa. I messaggi importanti di questo colpo di scena ministeriale sono due. Il primo è che è finita la decennale sede vacante del Mibac: il ministero non intende essere commissariato dai suoi direttori generali, ma vuole governare. Il secondo è che si è ribaltato lo schema che voleva la virtuosa periferia del Mibac sempre umiliata dall'arroganza di un quartier generale deviato. Ora qualcosa può cambiare davvero.