Si tratta di un procedimento ordinario e condiviso, oltre che logico, che consente sia ai progettisti, sia ai politici di aprire un confronto con i cittadini e, in generale, con gli attori interessati, con il fine di rendere migliore un progetto e più fluida la sua realizzazione, comprese eventuali varianti o integrazioni. Si potrebbero fare i grandi esempi come Paris Rive Gauche, alcune trasformazioni urbane più recenti come Hafen City ad Amburgo, oppure casi minori ma significativi, come Lorient in Francia e diversi esempi in Italia (Torino, Bologna, eccetera). Napoli, come spesso capita, è strana capofila delle città dove le cose vanno inspiegabilmente in maniera diversa e i progetti arrivano su eventuali tavoli di discussione già belli e approvati, le consulenze già date e pagate, le soluzioni già definite e precotte. E il più delle volte, purtroppo, non ottimali sotto il profilo architettonico ed urbanistico, non per la qualità dei progettisti, ma per il percorso malfatto lungo il quale si muovono. Lasciando da parte il sistema delle stazioni della metropolitana e dei relativi progetti, che muove da altra genesi e da altre tipologie di interventi e finanziamento, esempi di operazioni urbane discutibili a Napoli si moltiplicano ogni anno. L'intervento esornativo fatto qualche anno fa sulla villa comunale di Chiaia è un esempio insuperato dell'alterazione di un oggetto sette-ottocentesco (la villa comunale appunto) con degli inutili belletti fuori contesto, discutibili nella forma, errati nell'interpretazione dei luoghi e, com'era prevedibile, caratterizzati da una scarsa durabilità dei materiali che li ha ridotti a banale arredo urbano semiarruginito e sconnesso, nonostante la realizzazione di tale progetto, dato su incarico diretto senza gara, sia costato cinque volte il costo medio parametrico di interventi similari ordinari. Via Toledo, tanto per fare un altro esempio, è stata tempo fa correttamente oggetto di una pedonalizzazione quasi integrale che l'ha restituita all'uso pubblico e al ruolo di passeggiata e strada-mercato. Ma nessuno, funzionari e tecnici comunali, collaudatori, ditta esecutrice, è stato mai chiamato a rispondere del dissesto costante e pericoloso della pavimentazione, né si è mai pensato ad un progetto migliore di quello attuato e che non prevedesse la solita distesa di finta pietra vesuviana sbeccata e sconnessa. Oppure, per passare alla mobilità, imporre una riorganizzazione del traffico forzosa e in molti punti poco coerente ad una città come Napoli, non poteva che portare allo stravolgimento del piano iniziale e a infelici e un po' codarde marce indietro, come il taglio parziale della Ztl del mare e l'annullamento di quella dei Quartieri Spagnoli, lasciandoli nel caos e nell'anomia (avendo prima però incassato i soldi dei pass). Sulla stessa falsariga si sta muovendo un fantomatico progetto per il lungomare. Si legge addirittura di "cantieri", non più solo di disegni, già in fase di apertura e atti a trasformare radicalmente l'area. Non si conoscono il nome del progettista, la tipologia dell'intervento, i materiali, quali aree interesserà prioritariamente e con quali finanziamenti si farà. Oppure se fosse il caso di integrare quei soldi con un'altra piccola cifra e prevedere, come accade appena al di là delle Alpi sempre per progetti di questo tipo, un concorso di architettura. "Dialogo", in effetti, è un termine che l'amministrazione sta utilizzando, proprio riguardo alla paventata "riqualificazione" del lungomare. Come referenti del dialogo, però, la burocrazia comunale intende innanzitutto gli altri enti pubblici, come Regione e sovrintendenza, poi, a seguire, gli albergatori, i ristoratori, i parcheggiatori, portatori di interessi legittimi, ma comunque parziali e non eminentemente "pubblici". L'urbanistica partecipata è altra cosa e, in genere, non è un processo che può essere improvvisato. Insomma, rabberciare progetti purché siano, magari al massimo ribasso, pagando poco le ditte o nulla i progettisti, non è la maniera migliore di incedere. Così come il non aprire un confronto pubblico, mostrando apertamente disegni, soluzioni, plastici, rendering, esponendoli e discutendoli in incontri pubblici, non appare la soluzione in linea con le innovazioni invocate dall'amministrazione e, non a caso, comunque finora mai viste. Non è troppo tardi, si apra la discussione senza inutili timori almeno su questo progetto e, subito dopo, si passi alle periferie e ai quartieri più in difficoltà.
NAPOLI - piani urbanistici imposti dall'alto
L'articolo discute i progetti di urbanistica a Napoli, che spesso vengono realizzati senza un confronto pubblico adeguato e senza considerare le esigenze e le preoccupazioni dei cittadini. Esempi di questo sono il progetto per la villa comunale di Chiaia, che ha alterato un edificio storico con inutili "belletti" e ha costato cinque volte il costo medio di interventi simili. Un altro esempio è la pedonalizzazione di Via Toledo, che non ha preveduto una pavimentazione migliore. Il progetto per il lungomare è in fase di apertura e prevede una "riqualificazione" radicale, ma non si conoscono i dettagli del progetto.
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