E' stato uno dei peggiori ministri visti all'opera al Collegio Romano. Visti all'opera? Per la verità, lo chiamavano "il fantasma" perché non c'era quasi mai. E' stato il ministro che ha accettato in ginocchio (lo ammette solo ora) i tagli inferti dal suo governo al già magro bilancio dei Beni Culturali e della Cultura (sceso con lui dallo 0,28 allo 0,19 , minimo dei minimi, del bilancio dello Stato), riducendo alla canna del gas quell'amministrazione. Come ha documentato, cifre alla mano, l'attuale titolare, Massimo Bray. E' stato il ministro che ha preteso di risolvere i problemi sostituendo ai tecnici veri i più svariati commissari (per lo più uomini del fido Bertolaso, come quelli dell'Aquila, come quel genio passato alla storia per aver stravolto a Pompei il Teatro Grande con tufo e cemento). Ed ora Sandro Bondi ha il coraggio sulla "Stampa" di ieri - di parlare e, riprendendo la parola, di proporre, oplà, di distruggere il Ministero creato da Spadolini, o meglio, quanto resta di esso dopo la "cura" Bondi-Galan-Ornaghi. Per sostituirgli che cosa? Uno "spezzatino" piuttosto confuso: le Soprintendenze all'Ambiente (cioè anche i musei e le aree archeologiche con l'Ilva di Taranto); gli archivi, come decenni fa, agli Interni (le biblioteche, invece, non si sa), ecc. Punto fondamentale del formidabile Bondi-pensiero: lasciare la tutela (non si sa come esercitata) alle Soprintendenze, "politicizzate", accusa, rette da "molti cosiddetti uomini di cultura, ideologizzati fino a forme di faziosità che sono l'antitesi della cultura stessa" (un respiro, per favore) affidando però ecco il punto - la valorizzazione "a chi ha una vera competenza nella gestione manageriale". Ricompare dunque evocato dal mite intervistatore Mario Resca, ex McDonald's, ex Casinò di Campione, amico e adoratore del Cavaliere, che lui volle al Collegio Romano, dove ha avuto un sonoro stipendio in cambio del nulla, o quasi. Attenzione però. Non sottovalutate l'intervista, pur sgangherata, di Bondi: essa si inserisce in una strategia di attacco allo Stato, alle gestioni pubbliche in generale. Su alcuni quotidiani si continua a dipingere a tinte fosche lo stato di sofferenza del patrimonio, parlando sempre e comunque di ciò che non va senza mai raccontare quanto soprintendenti e direttori di musei pagati poco più di un custode riescono a fare nel campo della tutela (che è, essa stessa, valorizzazione). Senza mai indicare, nome e cognome, i ministri e i governi all'origine di questi mali. Sempre Pompei, sempre i Bronzi di Riace, e mai il gigantesco Palazzo Barberini a Roma integralmente restaurato e fruibile o (cito una "chicca") il mirabile Museo degli strumenti musicali di Bologna. Perché? Ma perché il progetto di fondo che ormai circola anche agli alti piani, temo, del Ministero è quello di lasciare alla mano pubblica, il più possibile esangue, la tutela e di affidare ai privati la gestione pratica, quella che viene ritenuta "la polpa". Difatti il solo metro di valutazione (l'ha ben notato Luca Del Fra su questo giornale) è il numero dei biglietti staccati. Noi siamo un Paese d'accatto non perché facciamo viaggiare per il mondo migliaia e migliaia di opere d'arte sottratte ai nostri musei e quindi (zappata sui piedi) ai turisti; non perché non abbiamo i soldi per restaurare la Reggia del Carditello o per tenere aperti archivi e biblioteche storiche. Ma perché in anguste sedi che si chiamano Galleria Borghese di Roma, Galleria Estense di Modena o Reggia di Capodimonte non stipiamo milioni di turisti. Datele ai privati e vedrete.
Bondi e l'elogio del privato. L'ex ministro propone la "cura" per i beni culturali
Il ministro Sandro Bondi è stato criticato per aver ridotto il budget dei Beni Culturali e della Cultura e per aver sostituito i tecnici con commissari. Ha proposto di distruggere il Ministero creato da Spadolini e di affidare la tutela alle Soprintendenze, "politicizzate", e la gestione pratica ai privati. Il suo piano è stato descritto come "spezzatino" e "confuso". Bondi ha anche evocato il nome di Mario Resca, un ex McDonald's e Casinò di Campione, come esempio di persona con "competenza manageriale". Il suo piano è stato criticato per essere un attacco allo Stato e alle gestioni pubbliche.
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