Pronti, ai posti, via! E' il modello della gara di velocità, dei cento o duecento metri piani su pista, che si sta imponendo per i nostri grandi capolavori dell'arte. Provare per credere: se andate alla chiesa di San Francesco ad Arezzo, dove è custodito uno dei capolavori assoluti del nostro Rinascimento e dell'arte mondiale, il ciclo pittorico sulla Leggenda della vera croce di Piero della Francesca, non solo dovrete fare il biglietto, ma avrete a disposizione solo 30 minuti per ammirare gli affreschi nell'abside (15 affreschi: ovvero 2 minuti ad affresco). Ai credenti sono concesse solo una mezza dozzina di panche, ben lontane dall'altar maggiore e sotto l'arcigno controllo all'ingresso di un gruppo di sorveglianti di una ditta privata che si è aggiudicata l'appalto per il servizio aggiuntivo - sbigliettamento e ingresso. Fino ad aprile 2013 queste mansioni erano svolte in maniera assai più morbida dalla Soprintendenza del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, ma vuoi per carenza di personale vuoi per la dissennata politica del privato a tutti i costi, sono stati costretti a cedere (enpassant: per giustificare la presenza dei privati si dice che produrrebbero occupazione, ma in generale si tratta di falso lavoro, quasi sempre interinale, con i nostri laureati costretti a paghe da fame per svolgere mansioni qualificate). Anni fa, quando a ogni messa in San Francesco si riuniva una nutrita comunità di fedeli, molti si fermavano ad ammirare quelle immagini e perfino i ragazzini potevano scorrazzare lì sotto a guardare quelle magnifiche battaglie che fecero esclamare a Vasari che i cavalli venivano fuori dalle pareti. Talvolta certi bambini si rintanavano dietro l'altare a godere tanta magnificenza perfino durante la messa che forse ritenevano noiosa, e perfino le coppiette ci facevano un salto, erano i tempi dei parroci che lasciavan correre. E giustamente, perché le opere di Piero della Francesca che ci sono arrivate sono tutte state create per luoghi pubblici, anzi per i luoghi pubblici per eccellenza della cristianità: le chiese, che allora non rifiutavano l'ingresso a nessuno, neppure agli appestati. Dunque opere pensate per e dedicate alla comunità: oggi questa comunità è stata espropriata. Naturalmente ci sono motivi tecnici per la restrizione del tempo di visita: come nel caso del Cenacolo di Leonardo a Milano una eccessiva presenza umana, con il suo calore e umidità danneggia la pittura. Tuttavia per secoli questo problema non è esistito: cioè fino a quando le nostre dissennate politiche culturali hanno trasformato le opere d'arte in un accessorio per il turismo, rovesciando su di esse migliaia di villeggianti - il che non ha niente a che vedere con la cosiddetta democratizzazione e la maggior apertura della gente alla cultura. Come stiano le cose è ancor più chiaro alla Galleria Borghese di Roma, composta da 20 sale e un salone d'ingresso: è uno dei musei più belli del mondo poiché il contenitore stesso è un'opera d'arte, con i suoi affreschi, i busti, le statue, i mosaici, i pavimenti. Il biglietto d'ingresso vi dà diritto a una visita di 2 ore: per un totale di 5 minuti e 45 secondi a sala. Oppure, con un calcolo molto ottimistico, circa 20 secondi a opera esposta, ovvero quanto impiega il record man del mondo Usain Bolt per correre i duecento metri: è record! Perciò in questo caso a essere espropriata non è solo una comunità,ma gli stessi consumatori sono truffati, e per capire quanto basterà fare un giro d'orizzonte: la Tate Gallery di Londra è a ingresso libero, il Prado di Madrid apre le sue porte gratuitamente il lunedì, e neppure il museo principe dello sbigliettamento, il Louvre di Parigi, mette limiti temporali alle visite. Ma per quanto grottesco e truffaldino, il modello della cultura temporizzata nel nostro paese si estenderà grazie a una grossolana politica culturale che, in nome del profitto e del privato, pensa di rovesciare sui luoghi d'arte del nostro paese, spesso collocati in edifici storici, piccoli e talvolta delicati, le fiumane di persone che i musei citati prima sono in grado di accogliere avendo strutture ben diverse. Dobbiamo indignarci? Certo. Ma senza moralismi o appelli alla Costituzione - regolarmente tradita da chi la nomina ogni piè sospinto. Meglio un passo indietro: Piero della Francesca ha creato il ciclo della Vera croce per un luogo pubblico e per una comunità, i cui componenti la avrebbero ammirata centinaia di volte nel corso della vita. Il pittore e matematico di Borgo San Sepolcro intenzionalmente progetta un'opera che impone un rapporto di tipo meditativo al suo osservatore, la sua decrittazione e interpretazione profonda, nasce da una visione che si articola lentamente, magari anche attraverso le varie fasi della vita, e appare essere rivolta ai vari gruppi sociali. Naturalmente questo vale per moltissime opere d'arte. Imporre per queste opere una fruizione da velocisti a puro scopo di lucro equivale a pretendere di leggere La critica della ragion pura in mezza giornata: quanto se ne potrà capire? Alle lunghe il «compratore» - ecco la definizione giusta per come sono trattati i visitatori dei nostri musei - opterà per altri prodotti, le fotografie pubblicitarie invece che Piero della Francesca, Topolino invece che Immanuel Kant, mentre gli stranieri sceglieranno di andare altrove - come già indicano i dati sul calo del turismo nel nostro paese. E la stolida ingordigia imperante indica che solo dopo aver raggiunto sì brillante risultato qualcuno si porrà il problema. E allora vedremo.
Visite nei musei? Da velocisti . Va di moda la visita a cronometro
Il modello della cultura temporizzata nel nostro paese sta espropriando i luoghi d'arte pubblici, come la chiesa di San Francesco ad Arezzo, dove il ciclo pittorico della Leggenda della vera croce di Piero della Francesca è stato ridotto a una visita di 30 minuti. I visitatori sono limitati a una mezza dozzina di panche e sono sottoposti a un controllo di ingresso da parte di un'azienda privata. Questo modello è stato esteso anche alla Galleria Borghese di Roma, dove i visitatori hanno solo 5 minuti e 45 secondi per ammirare le opere d'arte. In contrasto, la Tate Gallery di Londra e il Prado di Madrid offrono ingresso libero e non impostano limiti temporali alle visite.
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