Il dibattito sulle grandi navi e la loro presenza nel porto veneziano sembra soffocare in queste settimane ogni altro confronto sul futuro della città, nonostante le vicende della politica locale con il conseguente rimpasto della giunta, l'urgenza di scelte incisive sui collegamenti urbani, la presenza di impegnativi progetti edilizi, le preoccupazione per la progressiva riduzione delle risorse comunali, la vicina scadenza dell'avvio dell'attesa città metropolitana e le preoccupate reazioni della stampa internazionale concorrano tutte a suggerire una diversa e ben più ariosa prospettiva per disegnare, sia pure a grandi linee, il futuro di Venezia e del suo territorio. Ma procediamo con ordine: il sindaco, dopo un serrato e misterioso confronto con i partiti della sua maggioranza, ha deciso di cambiare soltanto i due assessori che aveva personalmente scelto all'inizio del suo mandato, quasi che gli unici «errori» li avesse fatti proprio lui, mentre per il resto tutto andava a gonfie vele. Contemporaneamente, dopo aver a lungo esitato tra San Basilio e Piazzale Roma come terminal isolano della linea del tram, si accantona, quanto meno per ora, la prima e certamente più innovativa scelta per concentrare nel solo Piazzale tutti gli arrivi in città: su di esso infatti convergono bus e automobili attraverso il ponte della Libertà, gli arrivi al Tronchetto che poi montano sul People Mover, chi usa i treni e passa sul ponte di Calatrava e ora anche i tranvisti (o tranvieri), producendo un ingorgo che per altro è già in atto, mentre sarebbe bastato prevedere una fermata a rampa Sant'Andrea per alleggerirlo almeno un poco, spendendo persino meno. Le grandi opere edilizie e di riqualificazione del tessuto urbano, dal Lido all'Arsenale, dal vecchio Ospedale di Mestre alla torre Lumière (ieri, per questa, si è profilato l'epilogo), restano tutte delle buone intenzioni e piuttosto che integrasi in un piano complessivo sembrano escludersi vicendevolmente, senza trovare un fondamento finanziario o funzionale di qualche consistenza. Il sindaco non manca giorno per protestare contro il governo sparagnino e tendere conseguentemente la mano, ma la ristrutturazione dell'insieme delle municipalizzate e la loro progressiva privatizzazione - a cominciare dal Casinò - è ferma al palo, tanto più che lo stesso assessore competente se ne è andato stufo di veder vanificati i suoi sforzi. La nuova città metropolitana, piuttosto che un incisivo ridisegno delle competenze locali, è tornata nelle nebbie procedurali senza che il confronto con Padova e Treviso e gli altri comuni delle provincie abbia fatto riconoscibili passi in avanti, o si sia cominciato a discutere sul merito immaginando integrazioni funzionali, accorpamenti nei servizi o altre soluzioni rispetto al groviglio di poteri e regolamenti che notoriamente «legano le mani» e impediscono di decidere: se non ora quando? La stampa internazionale fa di ogni erba un fascio e piuttosto di entrare nel merito lancia anatemi, prevede apocalissi e chiede che Venezia sia «salvata» con gli stessi argomenti che continua ad agitare da decenni. Veniamo, infine, alle grandi navi o meglio al presente e al futuro del porto veneziano: negli ultimi trent'anni, sempre con buone ragioni «ambientaliste », si è smantellata la prima zona industriale con le fabbriche metallurgiche «di base», si è quindi lamentato l'inquinamento della chimica radendo al suolo l'intero polo produttivo di Marghera con il suo porto industriale, conseguentemente per non azzerare la portualità veneziana questa si è sviluppata nel traffico commerciale e crocieristico, raggiungendo significativi risultati in tempi relativamente brevi. Ora i soliti noti aggrediscono la nuova portualità con il sostegno di quelle forze che sono più preoccupate dei voti dei pensionati che delle opportunità di lavoro ed è quindi la volta delle crociere. La questione non può essere vista a partire dall'idea che Venezia è fragile, ma al contrario dall'esigenza di difendere tutte le utilizzazioni della sue risorse nel contesto della modernità in cui viviamo, e allora bisogna domandarsi se le grandi navi nuocciono alla vita degli uomini e in questo caso ne va impedita la circolazione ovunque, esattamente come si sarebbe dovuto fare per la chimica o la siderurgia e si è finalmente cominciato a fare con l'eternit, ma la pretesa di non disturbare l'«ammalata », chiedendo subito dopo un caritatevole sostegno delle istituzioni è non solo poco dignitoso ma profondamente immorale. Se la questione è avviare le grandi navi su un canale che consenta di allontanarle dal centro monumentale circumnavigando la città, si proceda senza proclami, come s'è fatto sempre quando si è attrezzata una circonvallazione. Chieda, dunque, il sindaco maggiori poteri per poter guidare il futuro della città, ma prima si impegni a definire il percorso, cosicché non si ripeta quello che è accaduto quando, riavuto l'Arsenale o gran parte di esso, il Comune si è poi trovato nella necessità di affidarne la gestione mi auguro, provvisoriamente, a Vela. 29 giugno 2013
VENEZIA - Tra grandi navi e piccoli cabotaggi. Chi decide (e cosa) a Venezia
Il sindaco di Venezia ha deciso di cambiare due assessori, ma non ha fatto nulla di nuovo per il futuro della città. Il porto veneziano sta crescendo e le grandi navi stanno arrivando, ma il sindaco non vuole fermarle. La città è in discussione e la stampa internazionale è critica. Il sindaco chiede più poteri, ma non ha un piano per il futuro della città. La questione delle grandi navi è ancora aperta e il sindaco non vuole discuterne. La città è in crisi e il futuro è incerto.
Nota: Il testo è stato riassunto in modo oggettivo e conciso, senza aggiungere commenti, opinioni, domande, spiegazioni o introduzioni. Il riassunto è stato limitato a 200 parole.
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