Ficacci: "Senza fondi, senza custodi, senza depositi" DUECENTOMILA euro di bollette non pagate, utenze che non vengono tagliate solo perché, spiega il soprintendente al Patrimonio storico e artistico Luigi Ficacci, «periodicamente ricordiamo al prefetto che svolgiamo un pubblico servizio, come gli ospedali ». E poi 100mila euro di debiti con i fornitori. Un organico che consente a mala pena di galleggiare, costringendo a chiudere pezzi di museo alla prima malattia, mentre le assegnazioni ministeriali calano di anno in anno. Quest'anno dei 200mila euro di finanziamenti richiesti da Roma ne sono arrivati appena 60mila per le pinacoteche di Bologna, Ferrara e Faenza. A fronte di una media di 38mila visitatori all'anno, i conti della Pinacoteca Nazionale di Bologna sono sconfortanti. E così anche quest'anno d'estate, con i volontari del touring in vacanza e i dipendenti in ferie, la Soprintendenza è stata costretta a chiudere al pubblico una sezione della Pinacoteca, quella di Palazzo Pepoli Campogrande di via Castiglione 7 giusto di fronte al nuovo Museo della città. Un quadro faticoso, che il direttore Giampiero Cammarota lascia oggi con innegabile «sollievo »: «Si ricordano le cose fatte, ma c'è molto rimpianto per tutto ciò che non si è riusciti a portare a termine ». Dopo trent'anni, Cammarota lascia il posto a Franco Faranda, anche se il responsabile ultimo della Pinacoteca resta sempre il soprintendente Ficacci, che ribadisce: «La situazione dell'organico è molto grave». I custodi in tutto sono 42, oltre al personale dell'Auser e dai volontari quelli del Touring, che però in luglio e agosto non ci sono. «È questa spiega il delegato Cisl Francesco Armiento la ragione per cui si è decisa la chiusura estiva di Palazzo Pepoli Campogrande. Ma tra i pensionamenti e il sempre minor utilizzo dell'Auser, il timore è quello di non riuscire a garantire le aperture in autunno». Pinacoteca e Palazzo Pepoli sono sorvegliati sempre, 24 ore su 24. «Bologna ha le stesse condizioni che hanno tutti i musei italiani spiega Ficacci c'è il turno di vigilanza diurna e notturna. C'è maggiore attenzione rispetto all'estero, perchè l'Italia viene considerata, a ragione, meno sicura. Riteniamo che una presenza umana nelle sale sia importante quanto la vigilanza meccanica». Per il soprintendente la questione andrebbe affrontata riformando lo status del custode, in modo da permettere progressioni economiche di carriera, senza che queste coincidano con un cambiamento di ruolo e funzioni. Ovvero permettendo ai custodi di restare custodi tutta la loro vita lavorativa. «Bologna ha un soprintendete che ritiene quello del custode un compito altamente professionale e niente affatto un lavoro di serie B». Tra i rimpianti di Cammarota c'è il nuovo deposito per le opere d'arte, oggi accatastate in alcune sale a Palazzo Pepoli Campogrande. Doveva essere ricavato in alcuni spazi non utilizzati dall'Accademia. «Sono finiti i soldi dopo un anno spiega Cammarota e il Ministero non ha mai più finanziato i lavori». Si tratta di oltre un migliaio di dipinti, in maggior parte del Seicento. Tra essi opere di Tiarini, Guercino, dei Carracci, tutte catalogate e in buono stato di conservazione, ma di difficile consultazione. La penuria di spazi è tale che alcune opere sono in depositi esterni. I più noti sono quelli della Camera dei deputati, del Senato e delle ambasciate estere, alle quale la Pinacoteca, come le altre in tutta Italia, ha prestato fior di opere. Ma ce ne sono anche alcuni poco noti agli stessi bolognesi. Ad esempio, al comando dei Carabinieri di via dei Bersaglieri, a fianco della basilica dei Servi. Basta suonare, ed è possibile ammirare un pezzetto della Pinacoteca.