Li abbiamo avuti in eredità ma non sappiamo custodirli. Potrebbero essere la nostra fortuna, ma non investiamo per valorizzarli. Sono i nostri beni culturali, le piazze, gli scorci delle nostre città d'arte. L'immagine stessa dell'Italia: notissimi a mezzo mondo ma ancora da scoprire per l'altra metà che sta diventando ricca e comincia a viaggiare. Il caso del Ponte Vecchio affittato dal Comune di Firenze per una sera alla Ferrari - una cena con i tavolini imbanditi per 90 clienti top della casa di Maranello, compreso ovviamente Montezemolo - e chiuso per ore all'accesso di turisti e fiorentini ha scatenato polemiche ma ha anche dato rilevanza al tema dell'uso del patrimonio che oggi può forse essere ripensato. Un modo spregiudicato per far soldi quello del sindaco Renzi che ha fatto incassare al Comune 100mila euro oltre ad ottenere il restauro di una terracotta a Santa Maria Novella per un valore di 20mila euro? Una mercificazione del bene pubblico? Forse. Ma c'è anche chi pensa che certe opportunità è bene non farsele scappare. E che conservare il patrimonio non vuole necessariamente dire tenerlo in naftalina. Meglio aggiornarsi dunque e prepararsi all'eventualità: gli amministratori delle città sono avvisati nel caso si trovassero davanti qualche offerta a cui sarebbe molto difficile dire di no. Un aperitivo sulla Torre. È una richiesta che si sono sentiti fare alla Primaziale Pisana che gestisce Piazza dei Miracoli. «Abbiamo detto di no - spiega Gianluca De Felice segretario della Primaziale - Ci hanno chiesto visite esclusive sulla Torre con tanto di aperitivo. E anche di fare una sfilata di moda sul sagrato della cattedrale. Ma la nostra risposta è stata sempre negativa, non si è mai arrivati neppure a valutare un'offerta economica. Piazza dei Miracoli non l'affitteremo mai perché vi si affacciano luoghi sacri come il Duomo e il Cimitero. Affittiamo invece l'auditorium del museo per convegni e eventualmente il chiostro per i catering». A Pisa per attrarre i turisti seguono le vie tradizionali: «In dieci anni abbiamo avuto un incremento di un milione di visitatori semplicemente lavorando bene con gli operatori del settore, riuscendo a tenere aperto quest'estate la Torre e il Camposanto anche di sera». Uno spot sul mare. Se al sindaco di Livorno Cosimi chiedessero la Terrazza Mascagni lui dice che un po' ci penserebbe. «Se si concede tutto vuol dire che i beni pubblici non esistono più - spiega - ma è vero che i comuni sono alla disperazione. Forse un pezzo di Terrazza si può dare, lasciando però il resto aperto al pubblico. E in cambio ottenere qualcosa per i cittadini. La Terrazza Mascagni è stata usata in passato per delle pubblicità, per delle riprese, ma da quando hanno saputo che facciamo pagare non si vede più nessuno». L'anfiteatro non si tocca. Alessandro Tambellini, primo cittadino di Lucca mette l'accento sui beni comuni: «La città è di tutti e ha diritto di essere vissuta da tutti. Penso che le bellezze storiche siano un'occasione ma anche una testimonianza che va preservata, conservata. Noi mettiamo a disposizioen l'intera città per Lucca Comics, Piazza Napoleone per la musica. Ma da qui a chiudere piazza Anfiteatro per una cena esclusiva ce ne corre». Le ville Unesco. C'è molta più libertà per i beni direttamente proprietà dello Stato dove è la legge a prevedere la concessione dietro un canone d'affitto Alla Villa Medicea di Poggio a Caiano (del Polo Museale Fiorentino) appena entrata nel patrimonio Unesco si fanno cene di club nel salone di Leone Decimo, presentazioni di libri. «Ma devono essere sempre eventi consoni al luogo» precisa la direttrice Matilde Simari. Una sera al museo. Stesso discorso per i musei statali. Dario Matteoni, direttore di San Matteo e di Palazzo Reale a Pisa spiega che è una consuetudine affittare il cortile o una sala. «Per cocktail e cene serali che non inibiscono l'ingresso ai visitatori. Ne abbiamo in programma una a settembre dell'ordine degli architetti. Non è mercificazione ma fare una politica di valorizzazione. A una richiesta come quella della Ferrari che metteva sul piatto 120mila euro avrei fatto i salti mortali». Una caduta di stile. È un po' questo la cena di sabato sul Ponte Vecchio per Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza di Pisa - il Soprintendente non esiste, il suo posto è vacante e la sede colpita dai tagli ha perso in questi anni tecnici e funzionari - in contrasto con il parere positivo concesso dalla Soprintendenza di Firenze. «Il mio ci tendo a dirlo - precisa Ciafaloni - è un parere del tutto personale. Ma penso che gli spazi pubblici, come piazze, ponti, debbano essere usati dalla gente. Privatizzarli anche solo per poco tempo è contro la loro natura. C'erano tanti altri spazi per fare quella cena. Escludere la città non mi è sembrato elegante».
Cultura e business
Il patrimonio culturale italiano è in pericolo di essere mercificato. Molti comuni stanno considerando di affittare i loro beni culturali, come piazze, torri e musei, per eventi esclusivi e paganti. Il sindaco di Firenze, Renzi, ha fatto incassare 100mila euro affittando il Ponte Vecchio per una cena di 90 clienti top della Ferrari. Altri comuni, come Pisa e Livorno, stanno considerando di fare lo stesso. Tuttavia, alcuni esperti e funzionari locali si oppongono a questa pratica, affermando che il patrimonio culturale deve essere preservato e non mercificato.
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