I residenti: "Non esistono più tintorie o mercerie il quartiere è diventato un supermercato di oggetti inutili" Nel rione solo gadget e prodotti per i turisti DI MINI-Colosseo ce ne sono a migliaia. Così come di magliette, bandierine del Vaticano, portachiavi con la basilica di San Pietro e matite con la statuina di Pinocchio. Ma se si cerca una tintoria, un negozietto dove acquistare ago, filo e qualche gomitolo di lana o un mini-bazar in cui comprare lampadine, utensili da cucina o oggetti per la pulizia della casa, l'impresa diventa a dir poco ardua. Negli ultimi dieci anni, infatti, il rione Trevi si è trasformato, come denunciano i residenti, in un «supermarket degli accessori inutili, oggetti per turisti a caccia di souvenir della capitale». Una grande vetrina di gadget a poco prezzo che ha pian piano cancellato e modificato il tessuto commerciale di uno dei rioni simbolo del centro storico. In sostanza, le strade che circondano la Fontana di Trevi sono diventate un deserto di botteghe artigiane, un lungo itinerario senza indirizzi per la vita quotidiana dei residenti. Accade ad esempio che in piazza del Lavatore, proprio alle spalle del Quirinale, ogni mattina l'unica bancarella dell'ex mercato rionale (un decennio fa tempio della frutta e verdura, oggi copia sbiadita di quel paradiso dell'agroalimentare) apre i battenti tra stand di magliette con la scritta "I love Italia" e magneti che riproducono i monumenti della Città eterna. «Quello che non capiamo denuncia Roberto De Censi, presidente dell'associazione Ricominciamo da Trevi è come facciano questi negozi che vendono articoli da 1-2 euro a sostenere affitti da migliaia di euro. Costi che, per l'appunto, le vecchie botteghe non riescono ad affrontare». Lo dimostra il fatto che da via del Lavatore a via delle Muratte tra ristoranti turistici e bar ci sono solo negozi di souvenir. «Esercizi commerciali che creano anche problemi di decoro prosegue il presidente dell'associazione Ricominciamo da Trevi perché questi i proprietari allestiscono in strada, senza autorizzazioni, stand in cui appendono magliette, felpe o espongono portachiavi e riproduzioni dei monumenti». In via della Panetteria, ad esempio, i negozi di souvenir (prevalentemente gestiti da titolari di origine cinese) sono tre e in strada espongono cartoline, mini-corazze da gladiatori e grembiuli da cucina di dubbio gusto. Stessa cosa nella vicina via del Lavatore, dove i punti vendita di gadget turistici sono sette, a cui si aggiungono i due (di cui uno sorto sulle ceneri dell'ex tintoria del quartiere) presenti sull'omonima piazza. La situazione peggiora in via dei Crociferi, strada che si dipana dalla Fontana di Trevi, dove gli stretti marciapiedi sono interamente occupati da espositori su cui svettano cappellini e braccialetti. E sulle mura dei palazzi del Novecento sono stati appese felpe, peluche e tshirt. In via delle Muratte, invece, i negozi di souvenir sono sei e cercano di differenziarsi vendendo anche orologi e soprammobili in vetro di Murano. «Serve un piano per il commercio e per tutelare le ultime attività storiche del centro sottolinea Roberto De Censi ci auguriamo che al più presto il presidente del I municipio, Sabrina Alfonsi, e il sindaco Ignazio Marino convochino un'assemblea con residenti e commercianti».