30-06-2013 sezione: PRIMOPIANO Ci sono 105 milioni della Unione europea da spendere: ma l'incubo è di perdere i fondi a causa della burocrazia NAPOLI - Il venerdì nero e gli occhi del mondo puntati su Pompei. La figuraccia internazionale con i turisti respinti all'ingresso e per ore in attesa dell'apertura degli scavi perché all'interno era in corso l'assemblea del personale, l'ennesima, una delle 10-20 che da trenta anni a questa parte si svolgono nel sito archeologico più famoso del mondo. Ma non solo la carenza di personale, i pochi fondi disponibili, i mancati pagamenti. Ci sono la paura di nuovi crolli e i progetti di bonifica e tutela che vanno al ralenti a dispetto dei due milioni e mezzo di visitatori l'anno. L'ULTIMATUM «Il governo italiano ha tempo fino al 31 dicembre 2013 per adottare le misure idonee relative alla situazione di Pompei e l'Unesco ha tempo fino all'1 febbraio 2014 per valutare ciò che farà il governo e rinviare al prossimo Comitato Mondiale 2014 ogni decisione. Come al solito la fretta fa i gattini ciechi. Quindi l'iter è ben delineato. Ma va anche detto che non si può consentire di utilizzare gli scavi come arma di ricatto per risolvere altri problemi». Sono parole di Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale per l'Unesco, tornato ieri alla carica per fare chiarezza sulle prospettive e indicare la strada per i prossimi due anni. Sullo sfondo 105 milioni dell'Ue da spendere in due anni, decine di progetti da fare (c'è tempo fino al 31 dicembre, insiste Puglisi) mentre soli cinque bandi sono avviati e tre cantieri sono aperti. L'incubo: la lentezza e l'impossibilità di riuscire a spendere l'intera cifra in due anni con il rischio di perdere il finanziamento europeo. E non solo fondi pubblici, ma anche privati, visto che ci sono 20 milioni che Impregilo vorrebbe donare, frutto della restituzione di un sequestro, ma non si riescono a trovare interlocutori. «Una commissione Unesco - spiega Puglisi - ha presentato una relazione fatta dopo una ispezione a Pompei nel gennaio scorso. In questa relazione si mettono in evidenza, in maniera molto documentata, le carenze strutturali e i danni apportati dalla luce ad alcuni mosaici che andavano preservati dalla luce. Ci sono inoltre segnalate costruzioni improprie non previste dal precedente piano e la mancanza di personale. Inoltre entro il primo febbraio del 2014, secondo tale relazione, bisogna delineare una nuova zona di rispetto poiché sono state rilevate intorno ai siti di Pompei e Ercolano delle costruzioni ulteriori, realizzate spesso dagli stessi operatori dei siti archeologici, in modo che si riparino i siti stessi dagli abusivismi e da cose improprie». Infine Puglisi precisa, «tuttavia non si tratta di una relazione che mette Pompei tra i siti in pericolo, tra l'altro è stata fatta in piena collaborazione con il governo e con il ministero dei Beni culturali, che pertanto sono perfettamente a conoscenza di questo atto. Dobbiamo spezzare la logica della polemica su Pompei e puntare sulla logica del fare». LA POLEMICA Ma intanto monta anche la polemica politica. «Fino a quando a Pompei si abuserà della pazienza dei turisti? - attacca Marco Di Lello, componente della commissione cultura della Camera e a lungo assessore campano ai Beni culturali -. Negli anni 2001-2008 sono stati investiti 500 milioni in restauro e valorizzazione del patrimonio culturale campano: la gran parte di questi siti sono oggi chiusi o scarsamente accessibili. Nel 2007 ci fu impedito di avviare una sperimentazione gestionale aperta ai privati. Bray intervenga subito proponendo una nuova governance o denunci tutti alla Corte dei Conti».
Pompei, l'Unesco detta le condizioni: Piano del governo entro sei mesi
Il governo italiano ha 31 dicembre 2013 per adottare misure per la situazione di Pompei. L'Unesco ha 1 febbraio 2014 per valutare le decisioni del governo. Il sito archeologico ha 105 milioni di euro da spendere in due anni, ma la burocrazia e la lentezza rallentano i progetti. Ci sono 20 milioni di euro da donare, ma non si riesce a trovare interlocutori. La commissione Unesco ha presentato una relazione che mette in evidenza le carenze strutturali e i danni apportati dalla luce ai mosaici. Il governo e il ministero dei Beni culturali sono a conoscenza di questo atto.
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