Siamo una bicicletta scassata che ha battuto una Ferrari. È vero: abbiamo fermato una portaerei con le mani". Renato Accorinti è il "bambino" con la fionda che ha battuto il gigante. Quando si candidò, nessuno avrebbe scommesso un euro falso su quel professore di educazione fisica alle medie, il tipo strano che per urlare il suo "No al Ponte" si arrampicò su uno dei piloni destinati a distruggere per sempre lo Stretto. E ci rimase per giorni. Contro, l'uomo che non ha neppure un telefonino e che per la campagna elettorale ha speso quattro soldi, rifiutando finanche di mettersi in aspettativa dal suo lavoro, aveva la più formidabile macchina di potere mai vista in Italia. Il sistema Franzantonio, Franza e Genovese, gli armatori, i padroni dello Stretto, quelli che da anni dominano sulla città. Eppure ce l'ha fatta, Renato, che al primo turno meravigliò tutti arrivando al ballottaggio col 23 e 19.540 voti. Strappò così il trionfo all'avvocato Felice Calabrò, sostenuto da otto liste, che per soli 59 voti (si fermò a 40 mila preferenze e al 49,94) fu costretto al ballottaggio. Di voti, Renato Accorinti ne ha recuperati più di 20 mila, il suo avversario solo 3 mila. E ha vinto. "Abbiamo sconfitto un sistema fatto di mafia, 'ndrangheta e massoneria, un monopolio economico fortissimo, abbiamo dimostrato all'Italia intera nel luogo più immobile della Sicilia, che le lotte pagano, che la coerenza è un valore. Me li ricordo i calci in faccia presi fin dagli anni 70 del secolo passato, le battaglie pacifiste a Comiso con Pio La Torre, i processi che ho subito per il mio no alla guerra in Iraq, le lotte per il no al Ponte. Mi credevano un visionario, mi sbattevano in faccia le porte del comune, ma alla fine abbiamo vinto". Si commuove il professore nelle stanze-sgabuzzino del suo comitato elettorale. "Ci sono" era il suo slogan nei giorni del ballottaggio mentre girava per la città e stringeva mani. Per il suo avversario si sono mossi i big del centrosinistra, non solo Francantonio Genovese, l'armatore e re della formazione professionale che è praticamente il padrone del Pd, ma il governatore della regione Crocetta, il ministro del governo Letta, D'Alia, e poi Epifani, e finanche il "rottamatore" Matteo Renzi, rinnovatore a corrente alternata. Tutti sconfitti dalla coerenza di quest'uomo e da una città sull'orlo del default finanziario (sono 500 milioni di debiti certificati), stanca del vecchio sistema. Renato era solo con i movimenti che lo hanno sostenuto (dalla gioventù francescana alle associazioni laiche e di sinistra), anche Sel era dall'altra parte, senza nessun big della politica a fargli da testimonial. L'unica che fin dall'inizio ci ha messo faccia e cuore è l'europarlamentare Sonia Alfano. "In questa città dominata da poteri mafiosi e massonici, ora vince un sindaco libero, che non subirà le pressioni di lobby e sistemi di potere. Renato non deve chiedere conto a nessuno, risponde solo alla città. È una vera e propria rivoluzione". Messina cambia? Sarà durissima. Accorinti e la sua squadra di assessori, tutti professori universitari e specialisti che hanno creduto nel suo progetto, sono in campo. La prima mossa della nuova giunta provocherà scontri ferocissimi. Accorinti vuole rompere il monopolio dell'attraversamento dello Stretto mettendo in piedi una flotta comunale. Il potere reagirà duramente. "Ma si può fare, perché io sono un sognatore concreto".