Una delle ancore in piombo ritrovate tra Cala Tramontana e Cala Levante Pantelleria. Un meraviglioso scrigno di reperti archeologicI. Questo si sta rivelando il mare antistante la Perla nera dove, dopo le 3.500 monete puniche recuperate 2 anni fa, ora sono stati trovati, a 60 metri di profondità, tra le Cale Tramontana e Levante, 30 ancore in piombo, 4 anfore e altrettanti lingotti, pure di piombo, di varie dimensioni e tipologia. La disposizione delle ancore, la tipologia del giacimento archeologico e le analogie con altri contesti simili - come il sito di Capo Grosso a Levanzo, nelle Egadi, dove il 10 marzo 241 a. C. si consumò la battaglia finale della prima guerra punica che si concluse a favore dei romani - lasciano ipotizzare agli esperti che si potrebbe trattare dei resti di un ormeggio di emergenza della flotta cartaginese forse in occasione di una delle battaglie navali con le quali i romani, per due volte, durante il III secolo a. C. presero possesso dell'isola di Pantelleria. Il ritrovamento dei nuovi «tesori» è stato effettuato nell'ambito della seconda fase del progetto di valorizzazione e fruizione dei siti archeologicI marini portato avanti dal Consorzio Pantelleria ricerche (di cui fanno parte l'Università di Sassari, Ares archeologia e Diving Cala Levante) e dalla Soprintendenza del Mare e realizzato col finanziamento reso disponibile da Arcus spa. Due archeologi, altrettanti fotografi e assistenti di superficie e 4 operatori tecnici dallo scorso 15 maggio esplorano i fondali tra Cala levante e Cala Tramontana. La campagna di ricerca, che si concluderà a metà di luglio, è stata resa possibile dalla mappatura dei fondali delle due baie da 8 a 100 metri di profondità realizzata con il Dipartimento di Scienze della terra dell'Università La Sapienza di Roma e del Cnr. I subacquei, durante le loro esplorazioni, sono andati anche alla ricerca del carico di un relitto situato a 20 metri di profondità nei fondali di Cala Tramontana, i cui resti sono costituiti prevalentemente da anfore da trasporto di produzione cartaginese. Anche in questo caso i reperti sono databili al III secolo a. C. Lo scavo sommerso è stato svolto con l'ausilio del 3 Nucleo sommozzatori della Capitaneria di porto di Messina, mentre alle attività di indagine hanno partecipato una ventina di specialisti provenienti da diversi atenei italiani. Ai reperti individuati sono stati applicati dei cartellini esplicativi e costituiscono un percorso che potrà essere fruito dai subacquei. 30062013