Dal fenomeno criminale, quello che produce nuove villette, palazzine,alberghi o condomini in contrasto con leggi, piani e vincoli, bisogna cancellare la mistificazione degli "abusi di necessità". Nelle aree di concentrazione urbana della Campania l'abusivismo, molto spesso intrecciato con le attività della camorra, dà vita ad un vero e proprio mercato parallelo (chi non ricorda i recenti sequestri a Orta di Atella di cui hanno ampiamente parlato i giornali e le televisioni?), gestendone in forme speciali tutte le componenti e le articolazioni, dalla predisposizione dei progetti alla occupazione dei suoli, dall'affidamento dei lavori alle imprese ai movimenti di terra e alla fornitura delle materie prime, dal reclutamento della manodopera (in massima parte priva di qualsiasi tutela) alla gestione dei cantieri, alla formalizzazione delle compravendite. Dov'è mai l'abusivismo di necessità? Nelle aree extraurbane, invece, specie in quelle di pregio paesaggistico-ambientale (Campi Flegrei, isola d'Ischia, aree vesuviane, penisola sorrentina, zone litoranee delle piane del Volturno e del Sele) l'iniziativa della proprietà fondiaria, spesso anche molto frazionata, è volta soprattutto alla produzione illegale di abitazioni contipologieidonee alla vendita o all'affitto a forestieri oppure di edifici lucrosamente sfruttabili a fini turistici. Anche qui si può parlare di "abusivismo di necessità" solo ideologicamente identificandosi con chi è stato costretto a esercitare forzosamente il diritto (primordiale) a costruire sul fondo di proprietà, impedito dalla presenza di un vincolo (arbitrario), vulcanico, idrogeologico, archeologico, paesaggistico o urbanistico che sia. In effetti dai processi di edificazione abusiva non sortiscono solo danni ai "beni comuni" (paesaggio, ambiente, qualità urbana) ma, in ogni caso, anche manufatti di qualità e sicurezza incerte, in situazioni di contesto precarie o dichiaratamente pericolose. A ben vedere, la costruzione abusiva di edifici illegali è molto più che una violazione di procedure amministrative, è un'aggressione all'interesse collettivo e a quello di ciascun cittadino, configurandosi quale crimine contro la persona. Comecisipuòproporre di affrontare temi come questo in una logica elettoralistica di concorrenza alla destra? Non occorrono nuove leggi, bisogna soltanto applicare fino in fondo quelle che ci sono e pretendere che l'interesse generale e di tutti prevalga su quelli particolari e di pochi. Un ultimo punto, tuttavia non marginale, vorrei toccare, su cui invece qualcosa da cambiare mi sembra ci sia. La repressione dell'abusivismo, affidata dalle leggi vigenti alle amministrazioni comunali, è del tutto inadeguata, come i decenni trascorsi dimostrano: dati i consuetudinari rapporti sociali, è ben difficile che unsindaco,specialmente nei centri piccoli e medi del meridione, blocchi davvero sul nascere un'iniziativa abusiva di un "compaesano". È ora di prendere atto che il principio, astrattamente condivisibile sotto il profilo del decentramento democratico, non paga. Ed è forse ora di affidare allo Stato, ben più distante dagli interessi locali, questa responsabilità.