ROMA - L'hanno arrestato nel suo bellissimo e prestigiosissimo ufficio di Palazzo Venezia, mentre aveva da poco ottenuto la mazzetta richiesta. E i soldi, cinquemila euro in contanti, erano nel cassetto della sua scrivania. E' finito in carcere giovedì scorso con l'accusa di corruzione Antonio Marsella, direttore amministrativo della Soprintendenza al Polo museale romano. Un arresto clamoroso e finora tenuto sotto silenzio perché il sospetto è che i soldi trovati nelle mani di Marsella siano solo la prova di un sistema molto più ampio ed organizzato. L'indagine è partita da una denuncia di un imprenditore di Tivoli che giovedì ha portato i soldi a Marsella. L'uomo si era presentato alla Compagnia della Guardia di finanza di Tivoli, guidata dal tenente Filippo Giordano. E dopo alcuni accertamenti durati più o meno un paio di mesi è scattata l'operazione organizzata per prendere Marsella sul fatto, nel suo ufficio dal quale gestisce la conservazione del patrimonio romano di palazzi, chiese e fondazioni, oltre a sette musei dello stato, tra i quali Galleria Borghese, Castel Sant'Angelo, Palazzo Barberini, Galleria Corsini, Palazzo Spada e, appunto, il Palazzo Venezia. La parte più interessante è che il pagamento da parte della ditta di Tivoli non è legato a nessun appalto specifico. L'azienda si occupa di vari lavori di ristrutturazione e ha già lavorato anche in passato per la Soprintendenza al polo museale di Roma. E quei 5000 euro servivano soltanto a rimanere nel giro di distribuzione di commesse di vario genere ed entità. A colpire gli investigatori guidati dalla procura di Roma è stato anche il fatto che l'azienda di Tivoli è piuttosto piccola. E che, a maggior ragione, la richiesta di denaro potrebbe essere arrivata anche ad aziende più importanti, posto che la Soprintendenza al polo museale gestisce un patrimonio praticamente inestimabile. FIGURA CHIAVE La notizia è cominciata a circolare venerdì scorso al Collegio Romano nell'ambito dell'assemblea sindacale dei lavoratori dei Beni culturali, destando subito non poche perplessità. Perché Antonio Marsella è personaggio chiave della Soprintendenza. E' subentrato da poco meno di un anno alla guida dell'amministrazione. Ed è considerato uomo di fiducia della soprintendente Daniela Porro, il cosiddetto «braccio operativo». Dal suo ufficio, come fanno notare i più, passa tutta la macchina organizzativa dell'istituzione, le gare di appalto, i programmi di spesa, il bilancio e le sue variazioni. Il suo arresto potrebbe innescare uno stallo nella «macchina». E la preoccupazione sembra serpeggiare altissima nei corridoi di Palazzo Venezia.