È l'obiettivo di don Calloni che ha inviato una relazione alla Soprintendenza per avviare i lavori. Servono molti soldi MARLIA La chiesa parrocchiale, in centro davanti piazza don Matteoni, potrebbe riaprire a ottobre. Questo l'obiettivo del parroco don Fulvio Calloni che ha inviato alla Soprintendenza una relazione tecnica molto dettagliata, come richiesto dalla Belle Arti, per il via libera al piano degli interventi per riportare le funzioni religiose nella grande chiesa di Marlia, , chiusa da cinque mesi per i danni causati dal sisma dello scorso 25 gennaio. Una situazione che ha costretto il parroco ed i fedeli a trasferirsi nella piccola chiesa di S. Caterina. Soprintendenza permettendo la chiesa maggiore riaprirebbe solo per la domenica. Negli altri giorni, per consentire i lavori di restauro dell'edificio, la messa sarà celebrata in un'altra stanza più piccola, ma sufficiente a contenere i fedeli. «Il consiglio parrocchiale ha iniziato l'iter delle operazioni necessarie affinché le principali funzioni religiose tornino nella chiesa grande di Marlia dice don Calloni . Dopo la valutazione dei danni ci siamo mossi presentando una relazione alla Soprintendenza che ci ha chiesto molte prescrizioni, dalla tipologia degli interventi al materiale usato al colore. Una serie di accorgimenti che dovranno essere rispettati nei lavori, che speriamo di potere iniziare molto presto in modo da ottenere l'agibilità degli spazi. Il mio obiettivo è riaprire la chiesa ad ottobre e comunque prima di Natale. Sarebbe un risultato importante considerando che la chiesa secondo le valutazioni dei tecnici non potrà essere resa completamente agibile prima di due anni dopo i danneggiamenti subiti dal terremoto». Durante i lavori la chiesa sarà un cantiere aperto. «Si tratterebbe naturalmente di una soluzione provvisoria, ma anche con i ponteggi consentirebbe di celebrare le messe , soprattutto nel periodo di Natale - spiega don Calloni -. Intanto saranno tolti i calcinacci e gli elementi pericolanti, proprio nel punto dove il sisma ha causato una profonda frattura. Poi stiamo pensando anche ad una sorta di soppalco sotto la parte più danneggiata della navata e un ponte metallico in tubi Innocenti per evitare la caduta di calcinacci Per fortuna il terremoto della scorsa settimana non ha provocato ulteriori danni alla struttura, ma solo un grande spavento». L'aspetto più complesso è il reperimento delle risorse economiche per i lavori. «I costi dei preventivi per la sistemazione della chiesa sono onerosi. Mi rivolgerò soprattutto alle fondazioni private e bancarie che spero possano accogliere le mie richieste. Inoltre presenteremo una domanda di finanziamento alla Conferenza Episcopale Italiana, ma la procedura è lunga e pertanto ora dobbiamo percorrere altre strade». In un primo momento si era parlato di una raccolta di fondi tra i fedeli. «Non vorrei chiedere soldi ai parrocchiani e fare appelli, la chiesa è di loro, non mi sembra giusto visto anche la crisi . Certamente confido in qualche benefattore, nella generosità di qualche fedele che intende aiutare la sua chiesa a tornare come era prima del terremoto».