C'è anche un'abitazione del V secolo Scavi aperti al pubblico dal primo luglio All'esterno della basilica di San Paolo fuori le Mura nella seconda metà del IX secolo si sviluppò una cittadella fortificata: Giovannipoli. Fino a oggi raccontato solo vagamente dagli studiosi, parte di quel borgo antico fatto di case per i pellegrini e monasteri è tornato alla luce, insieme a reperti storici che risalgono persino al pontificato di Papa Simmaco (498-514), passando per Gregorio II e Adriano I. È stata inaugurata ieri la nuova area archeologica nell'orto di Monaci della Basilica papale nel quartiere San Paolo. Il sito sarà aperto al pubblico dal 1 luglio, due giorni dopo i festeggiamenti di Santi Pietro e Paolo, i patroni di Roma. Nel 2007, durante la fase preparatoria dell'Anno Paolino celebrato tra il 2008 e il 2009, nacque la necessità di dotare la basilica di alcuni servizi per l'accoglienza dei pellegrini, nella zona sud-ovest, a ridosso dell'orto dell'Abbazia. Furono quindi avviati dei lavori di scavo che nel corso degli anni hanno portato alla luce oltre 9mila reperti archeologici risalenti all'epoca altomedievale. Gli scavi sono stati realizzati dal Pontificio istituto di archeologia cristiana e dai Musei Vaticani, con l'aiuto della scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio dell'università La Sapienza di Roma e il supporto economico dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums. La visita del nuovo sito archeologico parte dal chiostro. Da qui si attraversa un corridoio dove è possibile ammirare reperti scultorei (come il frammento di sarcofago paleocristiano con la scena dell'arresto di Pietro), metalli, terrecotte e altri oggetti (tra i quali la coppa rinascimentale in maiolica con lo stemma del monastero dove si legge chiaramente la «S», mentre si intravedono la lettera «P» e la spada). Alla fine del corridoio e attraversando un piccolo passaggio esterno, si scende nell'area scavata a sud-ovest della basilica che ospita l'area archeologica. Tra pannelli illustrativi, è possibile ammirare una parte di «pauperibus habitacula», ossia una casa dei poveri, risalente al pontificato di Papa Simmaco, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo. Lungo uno dei lati dell'edificio correva una canaletta per l'acqua all'interno di una tubatura di piombo (fistola) che è stata ritrovata con un bollo e una croce. Nel sito sono visibili anche tracce di cantieri medievali destinati alla costruzione di edifici e un'ampia sala di uno dei due monasteri di Gregorio II, uno femminile (Santo Stefano) e uno maschile (San Cesario), presenti nel borgo, all'interno della quale è stato trovato un pozzo. Da ammirare ci sono anche parte della «porticus», un porticato lungo 2 chilometri che serviva come passaggio da e verso Sud per i frequentatori della basilica e una torre campanaria, unica sopravvivenza a Roma dei primi campanili, di proporzioni più ridotte dei successivi tardo medievali e risalente ai tempi di Papa Adriano I. Durante l'inaugurazione del sito archeologico, il cardinale James Harvey, arciprete della Basilica di San Paolo, ha fatto gli onori di casa. «Qui dove è custodito il sepolcro di San Paolo - ha detto - è stata fatta una scoperta emozionante, ricca di storia e arte». Presente anche Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani: «quello che possiamo finalmente ammirare oggi, è ciò che vide Carlo Magno secoli fa. Un pezzo di storia riemerge dopo anni di lavori importanti». «Speriamo sarà possibile continuare con gli scavi per portare alla luce nuove scoperte», ha aggiunto il rettore del Pontificio istituto di Archeologia cristiana, Vincenzo Fiocchi Nicolai. «Questa scoperta è stata possibile solo grazie a tecnici che hanno lavorato in sinergia», ha concluso Giovanni Carbonara, direttore della scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio dell'università La Sapienza di Roma.