Lo storico dell'arte Tomaso Montanari, uno dei fari della Federico II per quel che concerne la storia dell'arte moderna, spiega al Corriere del Mezzogiorno le ragioni della sua scelta e i punti salienti del nuovo incarico proposto dal sindaco di Napoli De Magistris. «Ho accettato con convinzione la proposta del sindaco de Magistris di entrare a far parte dell'«Osservatorio cittadino permanente sui beni comuni della città di Napoli». Questo organismo avrà cito dal decreto sindacale di nomina «funzioni di studio, analisi, proposta e controllo sulla tutela e gestione dei beni comuni». Il sindaco, in altre parole, ci chiede di fare quello che dovrebbero fare tutti i cittadini, e che davvero fanno i molti che vivono in modo attivo la loro cittadinanza: osservare la città, formarsi un giudizio sui rapporti di forza che ne governano la vita, immaginare e progettare il cambiamento, sognarne una pacifica rivoluzione. Il problema è il passo successivo: quella partecipazione democratica che dovrebbe consentire alle osservazioni dei cittadini di orientare il governo democratico della città. Il fatto che il sindaco chieda ora formalmente ad alcuni ricercatori di esercitare pubblicamente, e in qualche modo ufficialmente, la loro professionale capacità di osservazione significa che egli è disposto anche ad accettare, considerare, discutere ciò che da questo processo scaturirà. Nel mio caso la professionalità è quella di storico dell'arte». I DETTAGLI - «Negli ultimi anni ho partecipato al discorso pubblico cercando di fare esattamente ciò che ora il sindaco mi chiede di fare: osservare, studiare, criticare l'uso di quell'unico bene comune che sono il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. Facendolo, ho detto che in diversi casi non ero d'accordo con l'uso dei beni comuni fatto da Luigi de Magistris. Ritengo un grave errore, ad esempio, la politica degli eventi, e ho denunciato i danni al paesaggio prodotti in nome dell'America's Cup, la grottesca follia di celebrare il Forum delle Culture in una città storica che crolla giorno dopo giorno, il controsenso dell'espropriazione commerciale di Piazza del Plebiscito. Il sindaco ha revocato la delega ad Antonella Di Nocera perché diceva le stesse cose: ma ora nomina anche me in questo gruppo di osservatori. Prendo questo segnale come una rinnovata volontà di ascoltare e confrontarsi con punti di vista diversi, e anche fortemente critici. E colgo un altro segnale positivo nella presenza, tra gli osservatori, di Paolo Maddalena: un grande custode della Costituzione che non si stanca di ripetere che la categoria dei beni comuni non deve servire ad annacquare o a contestare, ma semmai ad ampliare e a rafforzare, la proprietà collettiva dei beni pubblici di cui parla la Carta costituzionale. È in questa prospettiva che ho accettato di osservare, ora in modo più ufficiale e collegiale, ciò che specialmente compete ad uno storico dell'arte: l'uso democratico dello spazio pubblico, quella città che lungo i millenni ci ha fatto comunità civile, e che ora a seconda dell'uso che ne facciamo può ancora farci cittadini, o al contrario alienarci, trasformarci in clienti o ridurci a plebe. Nel mettere i miei occhi a disposizione della città, mi aspetto che il sindaco farà altrettanto con i suoi orecchi. Se i nostri occhi non saranno abbastanza acuti, il sindaco e la città li dovranno sostituire. Allo stesso modo, se gli orecchi del sindaco non saranno aperti, sarò io a chiamarmi fuori: perché certo l'ultima cosa di cui ha bisogno il governo di Napoli sarebbe un'inutile foglia di fico accademica».