SOLTANTO il rogito davanti al notaio metterà nero su bianco il conferimento del palazzo di via Oberdan 24 nel bilancio patrimoniale del Comunale al fine di risanarne le malconce casse. Ma certo con l'approvazione ieri in consiglio comunale (contro Lega e Pdl) della delibera annunciata mesi fa dal sindaco Merola finisce un'era per Palazzo d'Accursio: quella che ha visto per decenni gli uffici amministrativi dell'assessorato alla cultura nella quattrocentesca Casa Bovi. LA PROGRAMMAZIONE culturale della città, i calendari dell'estate e la messa a punto dei veglioni di Capodanno non passeranno più per le stanze del palazzo di via Oberdan 24. I 65 dipendenti comunali, fra assessorato alla cultura e ufficio legale, traslocheranno agli inizi di settembre a Palazzo d'Accursio: i primi, una quarantina, saranno sistemati al terzo piano, negli uffici che una volta erano dell'economato; i secondi, che approfittando della chiusura del Tar faranno gli scatoloni ad agosto, si sistemeranno al secondo piano del palazzo, nell'ala che affaccia su via IV Novembre. Per capire quanto l'operazione frutterà alla Fondazione guidata da Francesco Ernani (e ne rafforzi la sostenibilità, come precisa la delibera), le procedure per il conferimento sono subordinate alle valutazioni della Soprintendenza per i Beni architettonici che, a seconda dei vincoli e delle destinazioni d'uso, stabilirà l'esatta cifra dello stabile. Il prezzo potrebbe cambiare se sarà trasformato in case private, ufficio altro.E questo ha provocato la polemica reazione di Pdl e Lega. L'unica cifra che si conosce oggi è quella di 82.500 euro, pari ai valori di rendita catastale delle varie porzioni. Per il consigliere Lorenzo Tomassini, Pdl, il valore commerciale oscillerebbe tra 8 e 13 milioni. «Noi teniamo molto al teatro - ha commentato Tomassini -, ma possiamo avere la tranquillità che questa operazione sia l'ultima del genere?». La chiusura di un'epoca, si diceva. Perché qui, in via Oberdan, si è pianificata la storia culturale della città fin dagli anni '70. Qui si sono succeduti tutti gli assessori, da Sandra Soster a Eugenio Riccomini, passando per Concetto Pozzatie Roberto Grandi. Tutti tranne due. Angelo Guglielmi che interrompendo una lunga tradizione decise di avere l'ufficio al piano terra di Palazzo d'Accursio (salvo poi, nella seconda parte del mandato, capire che era meglio stare vicino ai dipendenti) e Nicoletta Mantovani che nella sua breve carriera con Delbono sindaco scelse anch'essa il palazzo municipale. Qui, grazie al socialista Nicola Sinisi, sono nate le notti delle estati di «Bologna Sogna», rimpiante dai bolognesi. Sempre fra queste mura, ebbe il suo quartier generale la poco amata Marina Deserti che, dal secondo piano, seguiva il mega progetto di Bologna 2000 il cui dipartimento era stato sistemato al piano superiore. Dovranno traslocare anche i poster rock dell'assessore Alberto Ronchi (in bella mostra uno di David Bowie), così come le maquette dei Vecchioni di San Silvestro commissionati negli anni agli artisti. Anche la Scuola dell'Opera voluta da Sergio Cofferati e Marco Tutino ha avuto sede qui, anche se ora il testimone è passato ad Ater Formazione. Sarà il Comunale a regolarsi con la fondazione nata nel 2000 fra Ater, Agis e Legacoop. Non solo scartoffie e burocrazia nelle vicende di casa Bovi. La storia vuole che lo scultore Luigi Acquisti eseguì nel 1777 per volontà del marchese Bovi una statua di terracotta raffigurante il cane Tago che talmente contento di vedere tornare il padrone a casa dopo un lungo periodo, si buttò dalla finestra. Dopo essere stata per secoli nel cortile del palazzo, ora il cane Tago è esposto alle Collezioni Comunali d'Arte. Appena un piano sotto il futuro assessorato.