SEMBRA la trama di un romanzo: un prete che chiede a una collaboratrice di cercare, dentro un vecchio ripostiglio pieno di cianfrusaglie, qualcosa da inserire nell' inventario della Curia. Una porta che si apre cigolando, la scopritrice ignara che scavalca arredi sacri buttati lì alla rinfusa e coperti di polvere. E che viene attratta da un crocifisso dimenticato in un angolo, il corpo del Cristo rivolto al muro. Una meraviglia, in realtà, come subito capisce Marta Benvenuti, volontaria nella chiesa di Santa Lucia sul Prato, aiutante di don Paolo Arzani ma anche appassionata storica dell' arte. Edè grazie al suo colpo d' occhio che oggi, a tre anni dal ritrovamento, il crocifisso trecentesco di proprietà della Confraternita dei «flagellanti», movimento penitenziale attivo a Firenze fra il 1399 e i 1400, per secoli invocato per i suoi miracoli e venerato da vescovi e regnanti, dopo cent' anni e più di oblìo è tornato al suo splendore. Sessanta centimetri di scultura di autore anonimo, ma sicuramente trecentesco, con cromìa originaria e ricavata da un unico blocco di legno - come ha rivelato la Tac eseguita da soprintendenza durante il restauro curato da Anna Bisceglia, responsabile del quartiere di S. M. Novella, e realizzato da Marina Vincenti, con braccia snodabili e ben due croci a disposizione: una, di 1 metro e 60, che serviva per portare il Cristo in processione sulle spalle dei penitenti, che, coperti di tunica e cappuccio bianchi (da cui il nome di Confraternita dei Bianchi), invocavano pace e misericordia percuotendosi con flagelli; e l' altra, fatta fare dalla stessa Confraternita nel 1713, su cui il Cristo ligneo veniva di solito tenuto, salvo venirne «deposto» il venerdì santo per il rituale «compianto del Cristo morto». Considerato particolarmente miracoloso, soprattutto in caso di pubbliche calamità, e omaggiato per secoli di solenni celebrazioni solenni in parrocchia, con tanto di bande musicali e fuochi d' artificio, almeno fino al 1714, il crocifisso-star fa le spese, a poco a poco, dei tempi che cambiano, di parroci distratti, fino a sparire dalla circolazione agli inizi del ' 900. «Un' opera di grande pregio, carica di drammatica suggestione» ha definito il crocifisso la soprintendente del Polo museale Cristina Acidini, intervenendo ieri alla cerimonia del "ritorno" del crocifisso nella chiesa di Santa Lucia, con don Arzanie presieduta all' arcivescovo Giuseppe Betori.
FIRENZE - Torna alla luce il Cristo ligneo dei flagellanti
Un prete chiede a una collaboratrice di cercare qualcosa nel vecchio ripostiglio della Curia. La collaboratrice, Marta Benvenuti, trova un crocifisso trecentesco di proprietà della Confraternita dei flagellanti. Il crocifisso è stato invocato per i suoi miracoli e venerato da vescovi e regnanti, ma è stato dimenticato per secoli. Marta lo scopre e lo restituisce alla sua posizione originale nella chiesa di Santa Lucia. Il crocifisso è stato restaurato e restaurato, e la soprintendente del Polo museale Cristina Acidini lo definisce un'opera di grande pregio. Il crocifisso è stato ritrovato dopo cent'anni e più di oblìo.
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