A VEDERLI impettiti e impolverati davanti alle antiche vestigia, sembrano Schliemann e i suoi operai alla ricerca di Troia. La soddisfazioneè la stessa, anche se quelli che Nicholas Mueller e gli altri archeologi portarono alla luce nel 1904 non sono i resti della città dell' Iliade. Ma i cunicoli, le sepolture e le menorah delle catacombe ebraiche di Monteverde. È una scoperta che si rinnova e amplifica adesso grazie al libro che Daniela Rossi e Marzia Di Mento presentano oggi a palazzo Massimo (ore 10, Largo di Villa Peretti 1). E questo perché del sepolcreto israelitico sorto alle spalle di Trastevere nel corso del tempo si sono perse e ritrovate le tracce molte volte. A partire dalla scoperta fatta nel 1602 a Roma dal cultore di antichità cristiane Antonio Bosio. La Catacomba ebraica di Monteverde: vecchi dati e nuove scoperte, questo il titolo del volume che raccoglie gli studi e gli sforzi prodotti dal Municipio XII, dalla Provincia e dalla Soprintendenza archeologica statale per dare una prospettiva scientifica, ma innanzitutto una mappa certa, al dedalo di gallerie, celle, tombe che sono state seppellite dalla città moderna.E di cui si erano perse le tracce. Il lavoro che hanno fatto le archeologhe ogni volta che gli scavi per un parcheggio (2009) o la voragine in cui è caduto un camion nel 2012 rivelavano la presenza di cunicoli interrati, è stato quello di setacciare il terreno franoso di Monteverde ma, soprattutto, di andare alla origini della scoperta. Seguendo quel filo, Marzia Di Mento, 40 anni, archeologa che lavora per la Soprintendenza, è arrivata all' università di Humboldt, in Germania, e qui ha scoperto un vero tesoro: un centinaio di inedite foto in bianco e nero che documentano gli scavi fatti nel 1904 da Mueller nella vigna dei marchesi Pellegrini Quarantotti e che dimostrarono la veridicità della scoperta fatta 400 anni prima da Bosio. Poi cadde lentamente l' oblio. E sul cimitero degli israeliti infierì l' edilizia del boom economico. Dallo scempio si sono salvati un sarcofago come quello del bimbo che gioca con i suoi animaletti, molte epigrafi e tante immagini dell' inconfondibile candelabroa7 braccia. Rossie Di Mento si sono messe allora alla ricerca dei reperti provenienti dalla necropoli sotterranea di Monteverde e li hanno rintracciati ai musei Vaticani e in diversi musei di Roma, compreso palazzo Massimo. «È stato un lavoro di recupero di una memoria perduta - spiega Daniela Rossi, archeologa della Soprintendenza - e molto utili sono state le persone di Monteverde. Soprattutto i più anziani, ricordavano quelle "grotte" dove andavanoa giocare da bambini o a ripararsi durante i bombardamenti». Frane e palazzi hanno sepolto gli ambienti entro i quali, dal terzo al quinto secolo d. C., gli ebrei trasteverini diedero sepoltura ai propri cari. «Scendere lì sotto ora è impossibile, dove possiamo mandiamo una sonda a perlustrare le gallerie. La scoperta delle vecchie foto ci ridà però forme e colori delle catacombe dimenticate di Roma».
ROMA - Catacombe Rinasce il cimitero degli antichi ebrei di Monteverde
Un libro presentato al palazzo Massimo di Roma esplora la storia della Catacomba ebraica di Monteverde, un sepolcreto israelitico sorto alle spalle di Trastevere nel corso del tempo. La scoperta fu fatta nel 1602 da Antonio Bosio, ma le tracce si sono perse e ritrovate diverse volte. Gli scavi per un parcheggio nel 2009 e la voragine in cui cadde un camion nel 2012 hanno rivelato la presenza di cunicoli interrati. Le archeologhe Marzia Di Mento e Daniela Rossi hanno setacciato il terreno franoso e trovato un centinaio di inedite foto in bianco e nero che documentano gli scavi del 1904 da Nicholas Mueller.
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