23032005 Dopo l'archeologia da campo, è il momento dell'archeologia da esposizione che implica quella da biblioteca, da laboratorio di restauro, da comunicazione. I materiali selezionati per la mostra, punta di un iceberg rispetto ai magazzini, cominciano a raccontarci mille nuove storie della città e dei suoi abitanti: in certi casi, vere e proprie «new entries» nella storia di Napoli, come i contadini neolitici che aravano i loro campi circa 6000 anni fa alla stazione Toledo. Altre storie, più recenti, non sono meno stuzzicanti: come i frammenti di vasi di piazza Municipio che riportano più indietro di qualche generazione, alla fine dell'VIII secolo a. C., l'insediamento di Partenope. E quella coppa della fine del IV secolo con sopra scritta un'acclamazione ad «Agatocle salvatore», non sarà stato il souvenir di un soldato campano di ritorno da Siracusa dopo aver servito contro i Cartaginesi il re che si ispirava nella propaganda al suo gran suocero macedone, Tolomeo I, anch'egli «Salvatore»? E sarà stata proprio del demarco (il sindaco...) Carilao, che preferì ai Sanniti i Romani, la fabbrica delle anfore da vino del IV secolo a. C. trovate a piazza Nicola Amore? E la trottola (uno «strummolo») di legno su una delle navi di piazza Municipio, sarà stata del figlio di un pescatore che calava la sua «purparella» - anch'essa in mostra - su e giù per il pontile? E per quali scherzi da taverna del porto sarà servito quel vaso che nasconde un sesso maschile al suo interno? Come avranno accolto i napoletani del tempo quelle noiose parlate in versi e prosa («encomiologi» li dice l'iscrizione greca) composte nei giochi isolimpici per adulare l'imperatore e i suoi predecessori fino alla quarta generazione? Si capisce che l'imperatore-cantante Nerone doveva sembrare più divertente.. Fa impressione il tubo di piombo del patrizio bizantino Agapito: la Napoli del ducato curava ancora molto bene i servizi pubblici; e la testa di San Gennaro su una moneta del duca Stefano (IX secolo) ci ricorda l'antichità e l'importanza di questo culto. E l'elegantissimo drago gotico in avorio su un manico di posata; quale dama o cavaliere angioino l'avrà ammirato? E come non commuoversi per quelle maioliche arabe, per i lustri catalani? E cosa avranno bevuto, tè? In quella tazzina cinese del Seicento, forse la prima nella storia della città, più antica dello stesso Collegio dei Cinesi? Tante storie: abbiamo appena cominciato a intravederle. Nei prossimi mesi ed anni le studieremo e le racconteremo, mentre altre nuove ne rivelerà il suolo della nostra città se sarà, com'è stato in questi anni, trattato con rispetto. L'importante è sapere che non sono fantasie giapponesi o americane da new age, ma straordinari pezzi del nostro passato, della nostra vera storia, delle nostre radici. Innamoriamocene.
Napoli: La città antica... e l'archeologia da esposizione
Napoli ha una storia ricca e variegata, che si può scoprire attraverso oggetti esposti in una mostra. I materiali selezionati per la mostra raccontano storie di contadini neolitici, insediamenti antichi e artefatti di epoche diverse. Tra gli oggetti esposti, ci sono frammenti di vasi, anfore da vino, una trottola di legno e una coppa con scritta in greco. La mostra mette in luce la cultura e la storia della città, con oggetti che risalgono a epoche diverse, come il IV secolo a.C. e il IX secolo. La mostra è un'opportunità per scoprire e apprezzare la vera storia e le radici di Napoli.
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