QUALCHE sbuffo, qualche naso arricciato. Un misto di fastidio e insofferenza. Certo la circolare del ministero dei Beni culturali che rivoluziona le direzioni dei musei stabilendo una data di scadenza alle nomine, «per rischio corruzione», tre anni e poi via, non incontra grandi favori nell' ambiente. «Mi sento offeso. Spero ci sia un ravvedimento. Nonè una questione legata all' incarico a tempo, ma a cosa sta dietro la scelta dell' incarico a tempo. Cioè il pensiero che un direttore, un funzionario debba essere sostituito per non essere corruttibile. Lo dico senza indugi: mi offende». Il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali reagisce di istinto. È a capo di uno dei musei più celebri del mondo dal 2006, «credo che tre anni siano pochi per dare un indirizzo a un museo. Si può amministrarlo, non organizzarne la vita scientifica, programmare l' attività didattica e di relazione con l' esterno». Sulla stessa linea di pensiero Dario Matteoni, direttore dei due musei statali di Pisa, Palazzo Realee San Matteo: «Se vogliamo modernizzare i musei diamogli fondi e autonomia invece ci hanno tagliato i finanziamenti così tanto che a Pisa per esempio non sappiamo nemmeno come pagare le utenze e le manutenzioni se si rompe una lampadina». Una pausa e poi: «Io penso che per innovare davvero bisognerebbe gestire le direzioni dei musei come si fa nelle aziende, stabilendo degli obiettivi da raggiungere, una valutazione». La soprintendente al Polo museale fiorentino, Cristina Acidini frena: «Abbiamo appena letto la circolare che è lunga tra pagine, ma fitta di tanti rimandi legislativi e quindi la dobbiamo ancora valutarla per bene». Sì, ma è un grosso cambiamento dal momento che oggi i direttori dei musei vengono nominati senza una scadenza temporale se non quella di un nuovo ordine di servizio: «Certamente è un cambiamento profondo - risponde la soprintendente- direi una svolta nel concetto di permanenza...». Di recente il solo cambio al vertice che c' è stato a Firenze ha riguardato l' Accademia, cosa accadrà agli altri direttori? «Non sono assolutamente in grado di fare previsioni di questa natura. Ho letto da poco la circolare e non so stimare un possibile impatto». Carla Lapi, della direzione Regionale dei Beni culturaliè fuori Firenze e dice: «Sono impegnata tutto il giorno, non ho tempo». E se qualcuno prova un dribbling, altri protestano per come potrebbero essere "rottamati", qualcuno invece si schiera dalla parte della circolare ministeriale, come per esempio Mario Iozzo, ex direttore del museo archeologico nazionale di Chiusi e oggi curatore della sezione Magna Grecia del museo archeologico fiorentino: «Premesso che parlo a titolo personale- spiega- penso che non ci sia niente di strano nell' avvicendamento, all' estero succede già. Certo tre anni però sono pochi: io sono stato per dieci anni al patrimonio archeologico di Volterra e altrettanti a Chiusi; dovessi dire dopo quanto il mio lavoro ha dato risultati tangibili, direi sei o sette anni».